Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA; PASCOLI LIONE ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <1311>
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l'ione Pascoli e la vita economica dello Stato pontificio, ecc. 131.1
Ed è anche mostruoso scrive che nello stesso Stato s'abbiano da pagare di luogo in luogo per la stessa cosa i dazzi per le molte dogane, che vi sono, avendo in alcuni le comunità ancora la permissione d'esigerli a contò loro, che quantunque in piccole, e tenui somme non lasciano d'inquietare, e d'interrom­pere il commendo, che è quello donde esiger dee il principe dazio maggiore per altro verso, ed avere per conseguenza tutta l'attenzione, che questo cresca, fio­risca, e sempre più verde, vigoroso, e fresco si mantenga. H
E nel Codicillo dichiara insopportabile il pregiudizio che por­tano all'economia dello Stato le gabelle ed i dazi interni, specie per le ingorde estorsioni dei ministri camerali, esecutori e sbirri d'ogni genere.
Veniamo ora a parlare degli altri prodotti agricoli indicati dal Pascoli come principali: olio, vino, seta, lana e canapa. Anche qui non abbiamo alcun elemento preciso per valutare l'entità della pro­duzione.
Il Pascoli si limita a dire genericamente che lo Stato abbonda di olio e di vino, lodando la loro qualità. Quanto alle norme allora vigenti, nei riguardi del commercio di questi generi, lamenta che si permetta l'introduzione dei vini ed oli esteri. La legislazione in mate­ria era più. liberale di quella vigente per i cereali, perchè si trattava di generi meno necessari. Quindi varie e disparate erano le norme che si seguivano nelle diverse provincie e nei diversi luoghi dello Stato ecclesiastico. Spesso le disposizioni emanavano direttamente da organi comunitativi, come dalle comunità si erigevano, quando se ne rico­nosceva l'opportunità, speciali annone olearie.
Molto più interessanti delle notizie relative all'olio e al vino, sono quelle che si riferiscono alla seta, alla canapa e alla lana. Scrive il Pascoli nel Testamento:
Producendosi tutte in abbondanza in varj luoghi dello Stato sarebbe il più fortunato di tutto il mondo, se tutte dentro esso si lavorassero. Ma perchè il lino, e la canape, di cui spezialmente abbondano il Ferrarese, il Bolognese, e la Romagna s'incettano da i Confinanti: La seta prodotta in abbondanza non solo dalle dette tre provincie, ma dalla Marca, dall'Urbinate, dall'Umbria, e da quella parte di Toscana, che è compresa nello Stato, si compra, e si porta via da altre nazioni, che comprano, e portan via anche le pelli, e la Lana; restando lo Stato privo di tai lavori, per lo cui mezzo crescer vi potrebbe il terzo
i) Cfr. Testamento ecc., p. 53;.