Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA; PASCOLI LIONE ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <1313>
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Lione Pascoli e la vita economica dello Stato pontificio, ecc. 1313
cessasse di fabbricar pannine, e più tosto si applicasse a i lavori di stoffe, et altri lavori sottili, quali ci vengono introdotti dalle Nazioni Straniere con tanto nostro danno per la grande uscita del denaro.
Si può affermare in generale che il Pascoli attribuisce la scarsità dei tentativi industriali e in genere la deficienza della produzione ad un errore di politica commerciale che lascia entrar nello Stato ciò che dovrebbe restar fuori e uscire quel che dovrebbe rimanere. Egli teme che il sistema doganale vigente danneggi in ultimo la produzione e quindi colpisca le fonti vere della ricchezza dello Stato. Il sistema doganale del tempo è per lui indice del disordine e della sperequa­zione tributaria, perchè la imposizione non è regolata da criteri economici, ma soltanto dai bisogni contingenti di cassa, i quali non lasciano posto alla considerazione delle condizioni dell'economia dello Stato. Tale sistema impoverisce i sudditi e quindi impoverirà il principe.
H Pascoli ha dunque costantemente lo sguardo fisso all'aumento della produzione, dal quale soltanto si può attendere un vero e dura­turo aumento delle entrate del principe. Ma tale mira importa una riforma dell'amministrazione, sulle cui condizioni il Pascoli trova assai da ridire. Nel Testamento politico egli dedica molte pagine all'esame delle entrate e delle spese dello Stato. H bilancio di questo presentava un deficit di circa 120.000 scudi nell'aprile 1729, onde scrive il nostro senza riformare le spese straordinarie, e soppri­mere le tante grazie di nuovi assegnamenti, sopra la Cassa pubblica, non v'era più riparo all'imminente necessità, alla quale era condotta la R. C. A. di cedere, e far punto .
Queste notizie trovano esatto riscontro in altri documenti del tempo. Già nel 1718, causa i conflitti con le corti di Vienna, Torino e Madrid, le entrate della Camera Apostolica e della Dataria presen­tavano una diminuzione di mezzo milione di scudi.3) Ciò nonostante, al momento dell'elevazione a pontefice del cardinale Orsini (1724), le entrate della Camera Apostolica ascendevano a scudi 2.716.650, mentre le spese erano di scudi 2.439.308. Il bilancio si chiudeva dunque con un avanzo di 277.342 scudi.4) Ma sotto il malgoverno del­l'onnipotente cardinale Nicolò Coscia le cose precipitarono. Soppressa
1) Cfr. Osservazioni sopra là Stato ecc.
2) Osservazioni détta presente situazione ecc.
3) Cfr- PASTOR, Storia ecc., XV, pp. 382-83.
*) Cfr. MURATORI, Annali d'Italia, anno 1729; PASTOB, Storia ecc., XV, p. 513.
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