Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA; PASCOLI LIONE ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <1317>
immagine non disponibile

Lione Pascoli e la vita economica dello Staio pontificia jacc. 1317
Nel contenuto e anche nell'espressione il Pascoli è, per questo lato, vicinissimo al Boisguilbert. Ma, mentre quest'ultimo impernia sull'alto prezzo dei grani e dei prodotti agricoli le sue proposte volte a promuovere ed incoraggiare l'agricoltura, il Pascoli fa un lungo elenco di provvedimenti che dovrebbero adottarsi, a suo parere, per conse­guire quello scopo. Vuole richiamati in vita o rinvigoriti i privilegi sanciti a favore dei contadini dalla legislazione comunale e da altre leggi. Si conceda loro un diritto di prelazione nella compera di grascie e bestiame sulle fiere e sui mercati e si dia la preferenza alle loro figlie nella concessione delle doti. Si erigano, in ogni terra e in ogni luogo murato, monti di pietà per somministrare e prestar loro le sementi e il denaro necessario a comprar bestiame e strumenti di lavoro. Si proibisca ai loro creditori di molestarli per qualunque credito nella persona, nel bestiame e negli strumenti, e ai cittadini di prenderli a servizio. Si esentino in perpetuo da tutti i dazi e da tutte le gabelle sopra il bestiame e, in genere, da tutti i pesi commutativi e camerali per almeno vent'anni. Con questi mezzi il Pascoli crede si possa produrre un accrescimento di popolazione e una migrazione dalla città verso la campagna. La popolazione è, per lui, una ricchezza, in quanto aumenta la produzione ed è condizione di una cultura più intensiva.
L'intervento dello Stato non si deve tuttavia limitare, per il Pascoli, a questi provvedimenti: può e deve anzi spronare, dirigere o sostituire addirittura l'azione dei privati, quando si tratti dell'in­teresse della produzione nazionale. così che egli giunge a concepire un piano di bonifica radicale: sistemazione del terreno con prosciu­gamento di paludi e scavo di canali collettori; fondazione di villaggi e costruzione di case coloniche; introduzione di nuove culture. Lo Stato dovrebbe obbligare i proprietari a compiere le opere necessarie a proprie spese, concorrendovi con un contributo. Quelli che non potessero adempiere alle prescrizioni della legge, dovrebbero essere costretti o a dar le tenute a chi le volesse in enfiteusi, o a venderle con iscapito a i facoltosi . Da osservare a questo punto che se è buona l'idea della bonifica, i mezzi proposti non rispondono né al buon senso né alla giustizia distributiva. Infatti si sacrificherebbero i piccoli pro­prietari e si favorirebbero i grandi per una ragione che si risolve nel­l'assurdo di far colpa ai primi di non essere abbastanza ricchi!
Ma i provvedimenti proposti dal Pascoli per attivare la produzione non son tutti qui. Un complesso sistema di politica commerciale esce fuori dalle norme che il nostro escogita con la guida degli sparsi ele­menti della legislazione dello Stato pontificio.