Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TORELLI LUIGI ; RICASOLI BETTINO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO
anno <1936>   pagina <1420>
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1420 Raffaela Cognati de Martiis
Ma la monografia del Manfredi porta, in Appendice, lettere del Torelli al barone Ricasoli, del Ricasoli al Torelli, di Emilio Visconti-Venosta al Torelli di notevole interesse politico; specialmente la lettera datata Firenze 29 novem­bre 1859 del Ricasoli, nel brano che riporto (p. 202):
Io non so se avrai udito di questo deplorabile negozio della Reggenza; ma devo credere che tu legga i giornali ed in ispecie tu segua gli Atti Ufficiali della Toscana; cosi saprai, del Go­verno Toscano, quali ragioni di alta politica mossero a nominare Reggente il Carignano. Mentre in Firenze si disponeva a partire la Deputazione incaricata di recare il voto dell'Assemblea al Principe, giunse un inviato del Da Bormida per dissuadere da quell'invio, qual meno ritar­darlo, sul fondamento che Napoleone aveva sconsigliato di accettare quella Reggenza. Io feci tosto persuaso l'Inviato sardo che col non mandare la Deputazione ci saremmo tutti messi dalla parte del torto, ed era preferibile fare come proponeva, cioè: che la Deputazione andasse, che il Principe non accettasse, che il Re facesse un bel manifesto ai Popoli Italiani, in cui dichia­rasse che in presenza della prossima convocazione del Congresso, non se ne doveva preoccupare il campo e molto meno pensando che, convocato a pacificare, nonché l'Italia, l'Europa, non avrebbe potuto altrimenti risolvere le questioni italiane che in favore dei voti emessi dai Popoli; che Egli (Re), scevro da ogni attacco ambizioso e vorace di Stati, meglio avrebbe sostenuto la sua autorevole voce in difesa e sostegno dei diritti a lui conferiti dai popoli dell'Italia centrale; che questi stessi popoli, liberi da ogni apparenza di esserne influenzati, avrebbero con più efficace autorità potuto sostenere le loro deliberazioni e che (quale chiusa del manifesto) Egli, che si era consacrato alla grande causa italiana, l'avrebbe sostenuta col senno e con la spada, finché non ne fosse uscita vittoriosa. L'inviato Sardo fa toccato e persuaso da questa proposta e riparti tosto per esserne latore al Ministero, e ne anticipò il e unto mercè un telegramma.
Questo accadeva il 13 novembre cadente: in quel giorno si consumava in Torino un intrigo indecoroso e puerile a tutta insaputa del Governo, anzi in onta al Governo. Un intrigo mise­rabile, compromettente, con mezze misure, con gli inconvenienti di cose consimili, senza alcuno giovamento. Autore dell'intrigo fu il Minghetti; complice quel disgraziato Pernzzi che vi si lasciò incalappiare. Così la grande causa italiana, sì nobilmente sostenuta davanti all'Europa, è minac­ciata ora di cadere disonorata. Tuo aff. B. Ricasoli.
Il Manfredi si limita a riportare la lettera, alla quale fa riscontro, a p. 166, questa risposta del Torelli, datata da Sondrio 22 dicembre 1859, della quale riporto la prima parte:
Pregiatissimo amico ! Quanto sono dolente che la tua precipitosa partenza da Firenze ti abbia impedito di ultimare la bella tua lettera del 29 novembre. La conservavo proprio come una cara memoria: così è monca, ma il tutto si è accomodato, e sia lode alla tua fermezza, il meglio che si poteva fare. Ora sarà quel che sarà, non ci lagneremo del 1859; ancora un suo simile e l'Italia è una nazione compatta e può dirsi redenta. Tu vi hai avuto una larga parte e ne sono fiero anch'io come tuo amico; ma per questo appunto vengo ad augurare la continuazione più, felice possibile... Affez. amico Luigi Torelli.
Intanto è da notare Vanimus: Torelli, che aveva assunto l'ufficio di Gover­natore nel novembre 1859, poteva partecipare, nel discorso per l'insediamento del primo Consiglio provinciale, che ai trecento giovani della Provincia accorsi otto là bandiera italiana al rompere della guerra, altri ottocento se ne erano aggiunti di soli volontari, costituendosi cosi successivamente due Battaglioni