Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TORELLI LUIGI ; RICASOLI BETTINO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO
anno <1936>   pagina <1421>
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Luigi Torelli, Bettino Ricasoli, Cavour e il '59 1421
di bersaglieri valtellineai. E nella stessa lèttera del 22 dicembre 1859 scriveva al barone Ricasoli d'essersi costituito custode delle Alpi; entusiasta propugnatore della istituzione del Tiro a segno nazionale, "era persuaso che sapere ben maneg­giare il fucile costituisse i nove decimi del buon soldato e nella guerra contro l'Austria si riprometteva di portare un soccorso d'armi, di munizioni e di uomini il più valido ed efficace in proporzione ai mezzi della Provincia. Un'entrata in Venezia scriveva all'amico la vorrei comperata piuttosto col sangue che coli'oro; la credo più dignitosa e più stabile .
Inoltre onesto scambio di lettere presenta un notevole interesse in relazione ai problemi giuridici suscitati dalla creazione del Regno d'Italia, problemi larga­mente studiati nella bella monografia del prof. TEODOSIO MARCHI, La formazione storico-giuridica dello Stato italiano, parte I: Le annessioni della Lombardia e degli Stati dell'Italia centrale; 1859-60, Parma, 1924.
E noto che maturavasi l'idea di una Reggenza del Principe Eugenio di Cari-guano nell'Italia centrale, come avviamento, specialmente di fronte all'estero, all'avvento della dinastia Sabauda (Ved. DE VECCHI DI VAL CISMON, Del generale Paolo Sólaroli ecc., in Rassegna Storica del Risorgimento, a. XXI, p. 657 e segg.; Uh, La missione Dabormida a Parigi nell'ottobre 1859, ivi, p. 885 e segg.). Tale voto era caldeggiato dal Farini ed era stato decretato dalle assemblee di Toscana, Parma, Modena, Romagna. La Reggenza era stata accettata dal Principe Eugenio di Cari-' guano, ma ne era stato sospeso l'esercizio per opportunità politica internazionale.
A questa circostanza appunto si riferisce la lettera del Ricasoli 29 novembre e la espressione del suo pensiero al riguardo, nonché del suo passo del 13 novembre presso l'inviato dal luogotenente generale Dabormida per il Regno di Sardegna. Quanto all'intrigo di quel giorno, alla mezza misura senza alcun giovamento della quale il Ricasoli accuserebbe autore Minghetti e complice involontario il Peruzzi, è da notare che, dopo i preliminari di pace 11 luglio 1859 fra Napoleone III e Francesco Giuseppe a Villafranca di Verona, ritiratosi temporaneamente Cavour, si era formato il ministero Lamarmora.
La mezza misura era stata la designazione di un Reggente interinale nella per­sona del conte Carlo Boncompagni di Mombello, ex Ministro della Istruzione Pubblica e della Giustizia nel '48 e nel '52, Presidente della Camera dal '53 al '57, Ministro plenipotenziario per il Regno di Sardegna a Firenze nel T57, presso il Granduca Leopoldo II di Lorena. Ma il suggeritore era stato Io stesso Cavour, che il 12 novembre 1859 da Torino scriveva al Presidente del Consiglio, Generale Alfonso La Marmerà (GHIAIA L., C. Cavour; Lettere edite ed inedite, voi. III, Torino, Roux e Favale, 1884, p. 149, n. 717):
Caro amico, U nome che io devo confidare a te nolo è Boncompagni, È il solo che sia accettato da Ricasoli e Farini. Aggiungerà chela riuscita di questo ripiego dipende dal modo di metterlo hi pratica, e più specialmente; 1 dalia risposta del Principe; 2 dalle istruzioni, che debbono essere una specie di manifesto che il medesimo darà al suo mandatario. Questi documenti