Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TORELLI LUIGI ; RICASOLI BETTINO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO
anno <1936>   pagina <1422>
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1422 Raffaele Cognetti de Martiìs
dovrebbero essere redatti o da Minghetti o da Boncompagni stesso, giacché, lascio clic io tei dica, nel Ministero non vi è penna atta a tale impresa. Per ciò che riflette Garihald i, il Re deve agire direttamente e senza esitazione. Qualunque sia la vostra determinazione, è di suprema impor­tanza di metterla in atto subito, un indugio di ventiquattro ore potrebbe essere fatale. Ti sup­plico di affrancarti pienamente dall'influenza di Dabormida, il quale si mostrò di una timidità e- di una dabbietfi deplorabili. In tempi come questi, senza ardue si perdouo gli Stati e gli uomini che li governano. Parto e ti saluto.
Alfonso La Marmora rispondeva da Torino il 13 novembre a Cavour (CHIALA, io, voi. VI, p. 479):
Caro amico, due parole per dirti cos'è avvenuto dopo la tua partenza. Il Consiglio, che ebbe luogo alle 8, fu assai burrascoso. Dabormida ripetendo i soliti argomenti, non voleva più saperne; quando fu venuto il momento opportuno per pronunciare il nome del Reggente, vi fu sorpresa generale, ilarità molta. Dabormida, al nome di Boncompagni, facendo alcuni frizzi, si calmò e, in una parola, fu convenuto di fare tosto i necessari passi per mettere il tuo suggeri­mento in esecuzione. Il Re arrivò solo la sera, ma accettò. Il Principe di Carigli ano, quantunque avesse discreta voglia di andare, si adattò. Boncompagni, chiamato alle nove di sera, dopo aver brontolato alquanto sulla sua energia, accettò. Minghetti, Peruzzi e Boncompagni si son messi tosto al lavoro delle istruzioni (che il ministero non è capace di fare). Ti mando un telegramma arrivato ieri sera, dal quale rileverai come erano fondale le speranze di alcuni sull'Inghilterra.
E da notare, quanto ai commenti sul nome del Boncompagni, che nel 1857, quando questi era Plenipotenziario per il Re di Sardegna alla Corte del Granduca di Toscana, i moderati, autonomisti, avrebbero voluto indurre Leopoldo II ad accogliere le aspirazioni nazionali, rinnovando le illusioni del '48, jmentre il Comi­tato monarchico unitario aderente alla Società Nazionale piemontese, era di­sposto a una azione rivoluzionaria, d'accordo coi mazziniani, per l'unità italiana. Boncompagni, quando l'Austria presentò Vultimatum, aveva domandato ufficial­mente, nella sua qualità di Plenipotenziario, l'alleanza del Granduca e questi la respinse, dichiarando di voler rimanere neutrale. Scoppiò allora la rivoluzione, alla quale aderì una parte dell'Esercito e il Granduca se ne partì, senza che invero fosse gravemente turbata la pubblica quiete.
La Gazzetta Officiale del 14 novembre pubblicava la risposta del Principe Eugenio di Carignano e le istruzioni date al Boncompagni. Ne informava Cavour lo stesso ministro Minghetti (CHIALA, id., VI, p. 479) e lo assicurava che Farini era pure persuaso essere quello il solo espediente conveniente ed era pronto a servire sotto Boncompagni, il quale si apparecchiava a partire. Anche Minghetti andava nell'Italia Centrale per dare l'ultima mano a quella combinazione.
E conchiude: La Tour d'Auvergne, che non se l'aspettava, n'è rimasto sorpreso e trova la cosa eccessivamente ardita... Ora il dado è gettato. Speriamo, ed io veramente lo spero, che la cosa andrà bene, ed anche di ciò saremo a voi debi­tori . Il Principe Enrico di La Tour d'Auvergne era il diplomatico e uomo di Stato di Francia.