Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TORELLI LUIGI ; RICASOLI BETTINO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO
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1936
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1423
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Luigi Torelli, Bettino Ricusali, Cavour e il 59 1423
Cavo ur manifestava, con lettera 15 novembre da Leri, la sua compiacenza al deputato Michelangelo Castelli, di Bacconìgi, poi senatore (CBÌALA, ftf., VI, p. 480, n. 1665), dicendogli che la nomina del Principe di Carignano, all'unanimità, la sua accettazione di un posto rischioso al quale era chiamato dai voti dei popoli dell'Italia Centrale, l'approvazione del Re e conseguentemente del Mini stero, erano avvenimenti della più alta importanza ed esprimeva la certezza che avrebbero esercitato la più propizia influenza sui destini della patria.
Cavour si riprometteva come doveroso un appoggio franco e leale al Ministero se, giunto il Principe a Firenze, con l'assenso di Dabormida, di Rattazzi e di La Marmora, essi gli avessero reso agevole il suo arduo compito. Tre giorni dopo, il 18 novembre, scriveva ancora a Castelli per dirgli fra l'altro: Se Galeotti non capisce che la nomina di Boncompagni era la sola soluzione possibile, lo faccio scendere di molti gradini sulla scala dell'opinione mia . Leopoldo Galeotti era il noto uomo politico toscano che scrisse della I Legislatura del Regno. Ma soggiun-.geva Compatisco il povero Minghetti e, il Ghiaia annota: Per la pazienza che doveva usare ne' suoi negoziati col Ricasoli, il ornale non voleva riconoscere il Boncompagni come Reggente del Principe di Carignano (CHIALA, ÙL, TI, n. 1666, p. 482). Il 21 novembre Costantino Nigra, ambasciatore a Parigi, scriveva a Cavour da Torino che era incaricato dal generale Dabormida di partecipargli la notizia di un dispaccio dell'Imperatore annunciente che, in seguito alle spiegazioni date, S. M. I. s'era convinta della necessità della nomina di Boncompagni, ch'era dunque conveniente che questi assumesse prontamente il governo dell'Italia centrale, e che lo stesso Imperatore si sarebbe incaricato -d'accomodare la faccenda coll'Austria, intanto che si convocherebbe il Congresso. In seguito a questo dispaccio s'erano fatti pressanti uffici a Firenze, perchè cessasse ogni opposizione in Toscana e vi si accettasse senz'altro la misura adottata. L'intenzione del Governo era di mandare Cavour al Congresso e di questo parere era Desambrois, nuovo ministro a Parigi.
La proposta sarebbe fatta al Cavour dal Re; il Governo faceva assegnamento sulla accettazione dello stesso Cavour, al quale sarebbe data la più larga libertà d'azione, che avrebbe concertata col generale Dabormida (CHIALA, id., VI, p. 484). E poiché un confidenzialìssimo dispaccio del 21 stesso annunciava che l'Imperatore Napoleone aveva interpellato il Governo inglese sulle basi del Congresso, dimostrando così, in certo modo, di voler camminare d'accordo coll'Inghilterra intorno alle cose italiane (il telegramma, da Londra, era del marchese E. Taparelli d'Azeglio; GHIAIA, irf., III, p. CCCXTI), la questione vitale, come scriveva Castelli a L. C. Farmi, Governatore dell'Emilia a Modena il 22 novembre, era la scelta dell'inviato al Congresso. Bisognava che vi andasse Cavour (Ved. DE VECCHI DI VAL CISMON, De? generale ecc. cit., pp. 691-692).
E lo stesso Cavour diceva il 21 novembre al Castelli di essersi accommiatato JJ Torino dall'Imperatore in termini tali che non gli lasciavano pensare ad una