Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TORELLI LUIGI ; RICASOLI BETTINO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO
anno
<
1936
>
pagina
<
1424
>
1424 Raffaele Cognetti de Martiis
opposizione imperiale (CHIALA, id., VI, p, 485); ma logicamente Cavour non. poteva dare una risposta che quando fosse richiesto dal Re (CHIALA, id., VI, p. 489, n> 1668), perchè solo allora poteva ritenere la proposta definitiva. Sulla intenzione del Governo del Re e sul grandissimo desiderio del Rattazzi che fosse incaricato il Cavour di rappresentare la Sardegna al Congresso europeo, non v'era dubbio alcuno (Lettera Cassinis G. B. a Cavour; CHIALA, id., VI, p. 490).
A nessuno poteva venire in animo di credere che per il Piemonte ad altri fosse data la rappresentanza, mentre invece il nome di Cavour era un vero spauracchio per l'Austria, per Roma e per Vintrigo diplomatico (Lettera del conte Vimercati a Castelli, CHIALA, id., VI, p. 493). È noto che il Congresso venne ritardato appunto per difficoltà suscitate dall'Austria e da Roma in seguite all'opuscolo Le Pape et le Congrès tendente a far garantire al Papa dalle Potenze la città di Roma e il patrimonio di S. Pietro. La scelta del Cavour a rappresentante del Regno Sardo voleva dire che non si dimenticavano le provincie della Romagna, come scriveva il marchese Gualterio a Cavour (GHIAIA, id., VI, p. 492 e CHIALA, id., HI, p. 165, Lettera Cavour a Boncompagni): la estirpazione della Romagna senza dolore, secondo il pensiero dell'Imperatore Napoleone HI, ispiratore di quell'opuscolo (CHIALA, id., Ili, p. CCCIX). E così apparve soprattutto dal contenute di quella lettera da lui indirizzata al S. Padre il 31 dicembre '59, lettera sulla quale il Cavour espresse alla Camera il 26 maggio 1860 il giudizio che essa, segnava un'epoca memorabile nella storia d'Italia in quanto proponeva al Papa di rinunciare alle provincie dell'Italia centrale (CHIALA, id., III, p. CCCXV), il che rispondeva altresì alle tendenze dell'Inghilterra, non favorevole al Papato e* dopo Villafranca, favorevole alla causa italiana {id., ibid, p. CCCX).
Era la vitale questione dell'Italia, sollevata da Cavour e da portare alla discussione del Congresso, che rendeva impossibile la riunione del Congresso senza di lui. Cavour, costretto intanto a starsene relegato a Leti, perchè la sua presenza a Torino non fosse pretesto ad agitazioni e contrasti, si doleva esclamando: Quale credito si può dare a un governo che non osa nominare il suo rappresentante senza l'espresso beneplacito di un Principe straniero? e ne sentiva l'umiliazione (CHIALA, id., VI, p. 500; Cavour a Castelli).
Intanto d'Azeglio faceva furore col nuovo opuscolo stampato a Parigi; De la politique et du droit chrétien au point de vue de la question italienne. La lotta, anche perle elezioni, era impegnata tra il partito unitario e quello muni-cipalista, forte a Napoli e nella Toscana, dove il municipalismo avversava Bacaseli (La Farina a Cavour; CHIALA, id., VI, p. 505). Cavour fremeva dell'umiliante indugio nella nomina all'ufficio di plenipotenziario per il Congresso di Parigi, ufficio che, richiestone dal generale Dabormida a metà ottobre, aveva risposto non essere alieno dall'accettare (Cavour a La Farina, in risposta alla precedente; CHIALA, id., Ili, p. 150, n. 718).