Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; BRANCADORI LUDOVICO
anno <1936>   pagina <1437>
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Libri e periodici
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anzi del diritto divino del Principato, della coi sa In le ri tiene suflicient e garenzio la rigida appJi-euzione dello ragion di Stato; né egli teme di accostava all'Austria, l'agguerrito baluardo dal legittimismo, e di conchiudere con essa una convenzione militare. Senonchè trattaci d'un avvi* ornamento imposto dalle esigenze del momento politico e cno non immobili/za allatto in posi­zioni costantemente negative il giovane Monarca. Magistralmente il Rodolico descrive come Carlo Alberto seppe destreggiarsi tra gli allettamenti sonimovitori della diplomazia di Luigi Filippo e la ferrea polìtica conservatrice del Mcttemich, tendente a conservare all'Austria quella supremazia polìtica ch'essa si era guadagnata con l'opposizione al Grande Corso. E cosi anche nella politica interna, fin dagp inizi del suo regno, si scorge in Carlo Alberto la tendenza a temperare il rigore assolutistico con una chiaroveggenza degl'interessi del suo popolo, quella appunto che aveva bene operato nella prima metà del secolo precedente.
Poi i processi mazziniani del 1833-34, ai quali licn dietro, conforme ai dettami della ragion di stato e ella contemporanea pratica legittimista, la bieca repressione... Sensatamente il Rodolico osserva: Tutto questo spiega, non giustifica errori di idee e di azioni concepite e com­piute, anche se in perfetta buona fede: la buona fede dei fanatici che è sempre pericolosa . Carentito lo Stato dalle minacce esterne, assicurata la sua tranquillità all'interno, il Re può consacrare tutto sé stesso albi rinascita del paese; e le riforme seguono alle riforme, con parti­colare premura sul terreno economico-lcgislativo. Un fervore di giovinezza pervade man mano il vecchio Piemonte, e frattanto, mentre il Re attira a sé, in questo poderosa opera di risveglio di sopite energie, nobiltà e borghesia, riappaiono le antiche aspirazioni sabaude d'ingrandi­menti territoriali. Insomma, il Piemonte apre gli occhi e si prepara ai futuri inevitabili cimenti 1 Evidente in tutte le riforme carioalbertme non solo l'influenza della tradizione delle Monar­chie illuminate settecentesche; ma anche dei principi della Rivoluzione, che, inalveati nella codificazione napoleonica, erano sopravvissuti nel posteriore periodo della reazione. L'equilibrio tenuto da Carlo Alberto nella sua attività riformatrice rivela in lui doti non comuni di Uomo di Stato: solo cosi egli potè manovrare tra le opposte tendenze di un riforniamo che sarebbe sembrato rivoluzionario in un ambiente retrogrado quale quello piemontese, e di un misoneismo conservatore, e dare al suo popolo leggi consone ai tempi nuovi e tendenti inmodo deciso verso un liberalismo sia pure temperato. E ad ogni modo, quanto da studiosi recenti, soprattutto dal compianto Giuseppe Prato, ci era stato detto circa i risultati delle riforme economiche di Carlo Alberto, resta in maniera definitiva confermato in questo volume del Rodolico: essere cioè lo sviluppo economico piemontese del decennio 184959 non solo frutto della politica liberale del Cavour, ma anche continuazione di un vasto movimento di ripresa promosso e amorevolmente seguito da Carlo Alberto fin dai primi anni del suo insonne regno.
Ed un altra cosa resta assodata: il rifiorire dell'economia, sia negli antichi domini sabaudi che in Liguria, dava a Carlo Alberto ed agli spiriti che, subendo l'influsso rivoluzionario di Francia, a questo avevano reagito col rafforzare il sentimento della propria italianità, la spe­ranza di potersi valere dell'aumentata potenza economica per dare alla politica piemontese un indirizzo sempre più decisamente nazionale.
Questa interdipendenza tra rinsaldamcnto economico ed aumento di prestigio politico del Piemonte, auspice Carlo Alberto, il Rodolico mette nella debita evidenza. E con occhio attento egli segue l'evolversi delle correnti politiche interne e il modo con cui l'attività diplomatica, che fa capo al Re, libera man mano il paese da soggezioni ed influenze moleste o dannose: in tal guisa la politico sabauda, come nei floridi tempi di Carlo Emanuele I e di Vittorio Amedeo H, potrà attivamente intervenire nel gioco dèlie competizioni europee. E a sorreggere e a presidiare codesto sentimento, sempre più vibrante, d'indipendenza ecco un esercito, creato ex novo dal­l'affetto vigile del suo Re, che anzi fcutfcoòun soldato: questo esercito e l'arma necessaria per poter maturare non solo i destini del Piemonte, ma di tutta Italia.
Mai mano che gli anni possano tale obiettivo si fa sempre più chiaro nella coscienza di Carlo Alberto e ne fa convergere l'opera non solo al rafforzamento morale del paese, ma anche e soprattutto a creare una saids compagine di spiriti, capace di fax ad esso sopportare l'urto violento col colosso austriaco. L'unità morale Carlo Alberto consegue con amnistie, sia pure largite con una lentezza che può sembrare eccessiva, ma ch'era frutto della prevenzione che il Monarca nutriva verso il liberalismo, che gli sembrava ancora giacobinismo e settarismo; con una larga e seria azione filantropica fatta svolgere in prevalenza da ordini religiosi, con