Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1936>   pagina <1452>
immagine non disponibile

1452 Adolfo Colombo
Circolo politico di Casale, dopo avere l'atto della questione di diritto oggetto di discussione, approvò e sostenne la proposta. Ma il Pinelli fece chiudere il Circolo e tradusse il giornale in giudizio. Scrivendo il 20 maggio al Sindaco di Casale così giustificava la misura:])
.... Ma se la popolazione è buona ed assennata non è men vero che costì si tin­niscono parecchi dei più caldi oppositori alla politica del Governo ed a quale scopo egli è facile immaginare; e l'iniziativa presa da cotesto Circolo alla resistenza ed al pagamento delle imposte spiegano assai chiaramente l'intenzione di creare imbarazzi al Governo. Ora se si desse campo di tradurre le teoriche discussioni dei Circoli in atto, il Potere dello Stato passerebbe dal Ministero in loro ed io sono risolutissimo ad oppormivisi.
Guidato da questo principio bo ordinato la chiusura del Circolo di Casale, bo fatto istanza che si procedesse contro i firmatari di quella dichiarazione di­retta ad eccitare il malcontento nelle popolazioni e la reazione nei Municipi!. Le perquisizioni furono ordinate dalla autorità giudiziaria ed eseguite nelle forme legali. Io non declino per nulla la responsabilità che mi tocca; il Parlamento giudicherà della mia condotta ma non accetto come giudici competenti né i Club né i giornali...
Non cessò però il vento di fronda, apparvero4 anzi sintomi piò gravi.
Consiglieri appartenuti ai Consigli comunali disciolti furono ric­etti; giornali denunziati furono prosciolti. Il Presidente del Circolo casalese, Gaetano Demarchi, imputato di avere sostenuto il boicot­taggio del pagamento delle imposte, fa assolto dai giornali. La Demo­crazia, uno dei fogli demagogici piò accesi, denunziata per avere lan­ciato vituperi contro la nobiltà incitando all'odio di classe, non subì condanna. Di queste sentenze assolutorie la stampa democratica menò vanto ma ne soffrì l'autorità dello Stato.
Intanto il De Launay lasciava il potere. Godeva poca popolarità; si diffidava di lui soprattutto come retrogrado e come partigiano della pace ad ogni costo. Lo stesso Pinelli giudicava che il De Launay
i) Archivio dì Stato di Torino. Materie polìtiche in genere. Cartella 15..
2) A provare l'ingiustizia di queste accuso ecco qui un documento, segnalatomi all'ultimo momento dalla cortesia della prof. Maria, Avetta, che il Bianchi tolse dall'incartamento relativo per inserirlo tra le sue carte. (Archivio di Stato di Torino, Carte Bianchi. Mazzo 9). È una let­tera del De Launay al Dabormido e al Boncompagni in data 22 aprile1849, e che completa le altre conosciute: Messieuxs
Pai xecu Vos dépeches qui me soni; parvenu hier et aujourd'lrai. Le Conseil dee Ministre se réuait ce marin et aussitOt aprèg M.r D'Antioche partirà pour VOUB porter