Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1936>   pagina <1454>
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Adolfo Colombo
artista, come scrittore nazionale, come combattente nella campa­gna del '48. Egli prendeva le redini del governo in un momento gra­vissimo* Doveva rimarginare le ferite della guerra, reggere un paese arrovellato dalle passioni, agitato dall'anarchia, rimettere la fiducia negli animi, riacquistare prestigio all'estero, strappare condizioni onorevoli di pace e preparare il futuro. Opera di ricostruzione e di costruzione da compiere.
In un breve programma che egli definì due parole semplici e fran­che agli elettori si dichiarò per lo Stato forte. Per lui cardine dello Stato era la forza materiale e morale che il governo di parte aveva fatto perdere e che si doveva riacquistare, H paese non avrebbe tol­lerato che si tornasse indietro dallo Statuto uè dalle idee di nazio­nalità e soprattutto che si restaurasse l'influenza aristocratica ma neppure avrebbe voluto che fosse rinnovato il dispotismo della dema­gogia, il dispotismo di piazza. Si suole dire, osservava, che il popolo vuole soprattutto la libertà; credo sarebbe più esatto dire che il popolo vuole soprattutto Vordine perchè sento istintivamente che l'ordine è la somma della libertà. Conchiudeva dimostrando la necessità della disciplina, della forza interna, dell'unione tra gli Stati italiani.
Le chiare allusioni del programma del d'Azeglio non andarono a sangue alla Concordia che subito lo morse accusandolo di non cono­scere né le cose né gli uomini del paese. E cominciarono così anche per lui gli strali.
Il Pinelli intanto, in difesa energica degli interessi dello Stato, emanava circolari in cui limitava il diritto di riunione ai Circoli, soste­neva il principio dell'invulnerabile autorità statale e minacciava fulmini contro qualsiasi funzionario che nell'adempimento dei suoi doveri si dimostrasse fiacco e tollerante, preannunciando pene seve­rissime contro i perturbatori dello Stato. Era il preludio a quelle elezioni per le quali riceveva consigli da ogni parte.
Vogliamo ricordare qui solo per sommi capi una memoria confi­denziale in proposito inviata da Ilarione Petitti al ministro Pinelli.1}
Scriveva nell'esordio:
.... Non conviene farsi illusione; la fazione democratica, o meglio demago­gica, che si è impadronita degli affari e ci trasse a precipizio coordinatasi tanto a Torino che nelle Provincie ha mezzi di resistenza, che il governo può difficil­mente combattere senza un'energia ed un'attività straordinaria. Già il Comi­tato centrale di Torino si è riordinato, già i Deputati radicali rivolsero alla
1) Archivio di Stato di Torino, Gabinetto Ministero Interni. Cartella 2.