Rassegna storica del Risorgimento
VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno
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1936
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pagina
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1455
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Oli albori del Regno di Vittorio Emanuele II secondo nuovi documenti 1455
Nazione un indirizzo per scusare presso della medesima la condotta loro, già i Cìrcoli moltiplicati su ogni punto dello Stato si agitano, e siccome le illusioni non sono ancora interamente dissipate, perchè, comunque immensa, la nostra disgrazia non ebbe ancor tempo di pesar su tutti, egli è fuori dubbio, che le novelle elezioni saranno come le precedenti affatto radicali, se si lasciano liberi tanti mezzi d'azione al partito contrario, cui il Ministero debbe nell'interesse del pubblico bene con ogni sforzo resistere. Se coleste novelle elezioni succedono, come spera la fazione demagogica, ad essa sfavorevoli, non serve illudersi, oltre alla pronta caduta del Ministero, cui succederebbe forse un nuovo ministero democratico, seconda edizione di quello che ci ha così bene serviti, avremmo di più il nuovo perìcolo d'un'altra estera invasione; perocché i torbidi che nascerebbero chiamerebbero sicuramente tra noi ancora gli Austriaci, onde nasce.che la rovina del paese sarebbe compiuta, che le nostre libertà correrebbero grave pericolo di naufragio e che perciò importa a tutti coloro che per ottenerle- operarono attivamente di congiungersi strettamente e di attendere colla massima alacrità ad allontanare da noi il nuovo pericolo che ci minaccia.
Esaminando le varie questioni, che si affacciano al pensiero intorno al discorso argomento, noi parleremo delle disposizioni preparatorie che ci sembrano necessarie per ostare ai brogli della fazione; poi faremo parola del come, preparato il terreno, s'abbia a nostro parere a condurre il fatto delle elezioni onde averle' conservatrici. Non istimiamo opportuno fermarci sull'idea troppo semplice ai dì nostri che il governo abbiasi a tenere estraneo al broglio delle elezioni; coloro che la proferirono, o non furono sinceri, o se lo furono, si dimostrarono così semplici da non meritare il pubblico reggimento.
Sarebbe curioso invero, che mentre gli opposti partiti si agitano per arrivare al potere e dominare il paese, quello che vi si trova assunto, stesse colle mani alla cintola e lasciasse fare. Purtroppo il partito liberale conservatore così fece finora, ed operò in modo così malaccorto che nulla più. S'egli non vuole decadere interamente, e per sempre, occorre assolutamente rinunziare al sistema finora tenuto, bandir certi scrupoli, procedere con energia e con forza, oppure ritirarsi fin d'ora e lasciar libero il campo ai nostri nemici.
Dopo tale premessa il Petitti, entrando in argomento, raccomandava una buona amministrazione di polizia, intendenti devoti, disinvolti ed energici da sostituire quelli incapaci, deboli, cortigiani ed ambiziosi e la chiusura dei Circoli che giudicava piaga del paese. Sulla licenza della stampa scriveva:
/ Un'altra piaga sociale è la licenza della stampa. La tolleranza scandalosa del Pubblico Ministero e dei Tribunali a questo proposito eccede ogni confine, pochi processi di stampa furono fatti; una sola condanna ebbe luogo, perchè