Rassegna storica del Risorgimento
VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno
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1936
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1470
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1470
Adolfo Colombo
Io sono quindi d'avviso che se l'Austria rinnova le proposte e le presenta accettabili si debba negoziare, ma che non convenga fare i primi passi. Ad ogni modo poi è mia intima convinzione che debbasi procedere colla massima lealtà, e che particolarmente il Re debba essere rigido osservatore della parola d'onore da lui impegnata. Né con ciò voglio dire che debbasi accettare una pace a qualunque costo; no, anzi non si deve accettare che onorevole, epperciò si deve preparare l'armata in modo ad essere atta a sostenere una guerra difensiva che fosse resa necessaria dalla prepotenza Austriaca, ma non bisogna promuovere questa guerra con arte e mancanza di fede.
Quando fummo chiamati: ad un Consiglio dinanzi al Re io opinai che si mandassero ancora alle case le classi del 1817 e 1818; ohe si sciogliessero i 2 battaglioni di Riserva mandando alle case loro gli uniziali meno buoni che sono in maggior numero e rinforzando i quadri dei battaglioni attivi e del 1 battaglione di riserva coi migliori uffizi ah" e sotto uniziali dei 2 battaglioni; che si radunassero le brigate in Genova ed a S. Maurizio, e si facessero in esse gli spurghi necessari, mandando agli invalidi, in riforma etc. gli ufficiali incapaci.
Non ti parlerò di nuove estere; quelle d'Italia che sono ora le importantissime sei in grado di saperle meglio di me, come pure conosci quelle di Francia, di Ungheria, di Germania. Le cose sono al punto cne deve succedere un gran cataclisma, che sarà di noi? Io non lo so. Intanto non tralascio di dire al nostro buon Re, che deve fare per quanto dipende da lui perchè nella burrasca che va a devastare l'Europa il nostro paese soffra il meno possibile, per la qual cosa egli deve regnare con energia, con giustizia e bontà.
Torino è apatica e si dice che le provincie sono in fermento; le speranze dei buoni sono ora concentrate in Azeglio; il suo programma non fu pruden-tissimo, ora lo vedremo all'azione, ma per dir vero, azione nel governo ve n'ha poca. Pinelli è al disotto del suo nome; credo ch'era conveniente che De Launay sortisse dal Ministero, ma quando ti racconterò con quale pretesto ci sia cacciato fuori, converrai meco che la condotta dei suoi colleghi non fu nobilissima.
Ho per fermo che ci sia un modo solo di governare, ed è quello della lealtà; capisco che praticamente la cosa è difficile, e sembra anzi dalle esperienze fatte impossibile. Ah! Se il Piemonte trovasse l'uomo forte, capace, leale, francamente liberale potrebbe ancora al giorno d'oggi diventare un paese invidiabile, perchè gli uomini vi sono veramente buoni. Il Re è sempre ottimo di cuore e d'intenzioni, ma sai che parla con troppo leggerezza, e la scelta degli uniziali d'ordinanza poteva, in linea di prudenza, essere migliore. Avet mi pare eccellente. Addio, saluta tuo fratello e Petitti- e Biado. Amami e credimi per
la vita
Il tuo affano Amico
Dabormida.