Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1936>   pagina <1487>
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GH albori del Regno di Vittorio Emanuele li secondo nuovi documenti 1487
Ho nuovamente e lungamente ragionato con Piacili sul tuo conto; egli ha per te una considerazione grandissima, e gli duole immensamente che il mal inspirato progetto di proclama del conte Piola ti abbia potuto far dubitare che il Ministero volesse far cessare la tua missione in un modo poco franco; egli sostiene poi, che non è vero che il Ministero sia disposto a cedere, ma in ciò egli s'inganna di buon conto; il Ministero cede senz'accorgersene e le cose sono ora ad un punto, che se la Camera non cambia il suo sistema di continuamente umiliate il governo, converrà o scioglierla, o lasciarla padrona del campo; i considerando premessi alla Legge dell'imprestato dei due milioni e mezzo di rendita, e la discus­sione ed ordine del giorno su Garibaldi, sono assolutamente insopportabili. Pare che il Senato sopprimerà i considerando; vedremo che cosa farà la Camera. Riguardo a Garibaldi sembra che la maggiorità della Camera comprese che era andata troppo oltre; poiché Pareto andò ieri dal Re a farne le scuse, e protestare dèi buoni sentimenti della Sinistra. Che bella sincerità! Come finirà questa storia? difficile il prevederlo, ma tornando all'argomento nostro, Pinelli sostiene che il governo non cederà; intanto tutte le ire, gli odi dell'opposizione sono concentrati su Pinelli a segno che si fa correre la voce, che se Pinelli esce dal Ministero, la Camera cesserà dalla sua opposizione sistematica; ciò farebbe credere che la Sinistra è convinta che Pinelli non cederà.
Tu sai che gli sono amico perchè lo credo onesto e coraggioso, ma non posso nasconderti che non sempre approvo i suoi discorsi; prima di tutto egli parla troppo sovente, e qualche volta senza esservi preparato, poi parla più sovente da avvocato che da uomo di Stato.
Nell'affare di Garibaldi fu infelicissimo; si attaccò ad una gretta legalità piuttosto di dichiarare apertamente e risentitamente che le misure prese verso Garibaldi erano suggerite dalla prudenza politica, e che il Governo intendeva mantenerle. Gran disgrazia che Azeglio siasi allontanato da Torino in tempi così delicati; massima disgrazia poi ch'egli tratti gli affari- e quei che pare, più da artista che da uomo di Stato.
Egli è uomo di grandissimo ingegno, di sentimenti generosi e di nobile coraggio, ma temo non applichi tutte le sue facoltà alla soluzione del difficile problema che si è assunto di sciogliere, la conservazione cioè dello Stato e della conservazione dell'ordine e l'autorità del potere esecutivo. Se il Piemonte avesse un vero uomo di Stato prudente ed energico, egli potrebbe essere il più felice paese d'Europa; in mancanza di quest'uomo che diverremoanoi?
Ma di palo in frasca m'allontanai dal vero argomento, ed è che Pinelli è di parere che tu rèsti coi tuoi poteri sin dopo il passaggio della salma di Carlo Alberto; che se Genova sarà tranquilla dopo tale passaggio l'Intendente Generale entri nelle sue attribuzioni. (Se Pinelli trova l'uomo cambierà Piola). Tu saresti nominato Generale di Divisione costi ma incaricato di qualche missione, proba­bilmente d'una ispezione per tenerti assente un mese o due, acciò non assisti