Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1936>   pagina <1503>
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FONTI E DOCUMENTI
PER L'AVVENTO DI VITTORIO EMANUELE I AL TRONO SARDO I 1
Dopo Marengo fr, conseguentemente, dopo Lunéville (9 febbraio 1801), che troncavano definitivamente ogni speranza di ritorno in Piemonte agli Augusti esuli di Casa Savoia, i Reali di Sardegna e i Duchi di Aosta cercarono e trovarono ospitalità in un albergo a Napoli.
Ma quando Carlo Emanuele IV e la regina Maria Clotilde ritennero scon-- giurato il pericolo di nuova invasione francese nello Stato pontificio, verso la metà del maggio 1802, dalla città partenopea, per la posta, non senza essere stati costretti ad attendere quasi quindici giorni a Caserta, s'avviarono alla volta di Roma, ove da Parigi giungeva l'offerta di una pensione al Re, qualora questi avesse sottoscritta una rinunzia piena e definitiva al Piemonte.
L'ironia, anzi l'offesa dell'offerta francese, la morte della compianta zia prin­cipessa Felicita, avvenuta già da un anno nella capitale pontificia, l'isolamento del monarca per la fine toccata alla regina Maria Clotilde il 7 marzo 1802, l'accusa gratuita e persistente di inerte debolezza al Re dinanzi alle pre­potenze galliche da parte dei famigliari, le condizioni fisiche del sovrano, da lungo valetudinario, indussero all'abdicazione Carlo Emmanuele, anelante anzitutto alla sua pace spirituale.
Queste le cause a tutti note della sua deliberazione, ma non dubito che da più lungo tempo ei maturasse in segreto la rinuncia alla corona: confortato poi dalla Regina negli ultimi suoi istanti, che financo gli additò il ritiro defini­tivo nella casa del noviziato dei Gesuiti in Roma, prese decisione alla abdica­zione, dopo che la sua coscienza religiosa ebbe da Pio VII l'approvazione o la giustificazione; *> cosi il 26 maggio avvertiva il fratello secondogenito, Duca d'Aosta, ancora a Napoli, del deliberato proposito, proponendogli alcune condi­zioni, a cui intendeva sottoporre tale suo atto.
Né Nicomede Bianchi, né,àì barone Carutti, né Domenico PerrerO *) pub­blicano la lettera di accettazione da parte del Duca d'Aosta; risulta anche definitivamente che questi non fu presente al rogito dell'atto in Roma, fissato per il giorno quattro di giugno.3)
i) DOM. PERSERO, I reali di Savoia mlVesiglio (1799-1806), Torino, Bocca, 1898, p, 172.
S) N. BIANCHI, Storia della monarchia piemontese, voi. II, p. 672; CAKUTTI, Storia della Corte di Savoia durante la R. F. e l'Impero* Rome, 1892, voi. II, p. 124.
3) N. BIANCHI, CABUTTI, op. cit. per contro MASI, Parrucclte e Sanculotti, Txcves, 1900, p. 180, fa erroneamente presente all'abdicazione del giorno 4 giugno il Duca d'Aosta.