Rassegna storica del Risorgimento
VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1936
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pagina
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1505
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Per l'avvento di Vittorio Emanuele I al trono sardo 1505
À trarre un sensìbile e duraturo ricordo del passaggio del Re sabaudo nella casa signorile dei Borgia veliterni, il marchese Giovanni Paolo aveva fatto personalmente ricorso a Vittorio Emanuele, perchè fosse accordata l'ano* rificenza della Croce dell'Ordine religioso e militare dei SS. Maurizio e Lazzaro al suo secondogenito. Ma se per le circostanze, in cui trovavasi disorganizzato il Consiglio di quell'Ordine *) il Re doveva sospendere l'atteso favore, faceva però assicurare il marchese dal Chialamberto che a prima occasione, tosto che saranno sistemate perfettamente le cose , gli avrebbe volentieri concessa la desiderata onorificenza. 2)
La sera stessa del 16 giugno i novelli sovrani raggiungevano Roma, ricevuti da Pio VII con dimostrazione di lusinghiero affetto, e nel palazzo Colonna, ov'era avvenuta l'abdicazione, presero stanza,3' pieni di riconoscenza per chi li accoglieva nella povertà, da cui non andò però mai disgiunta alta dignità. Quanto diversamente, sessantotto anni dopo, Vittorio Emanuele II, già re d'Italia da quasi un decennio, avendo fatto uno solo di sette stati, entrerà in Roma, capitale del Regno, coi suoi ministri, col suo esercito vittorioso, nell'entusiasmo dei patrioti italiani I
Ma Napoleone stimava pericolosa la presenza del nuovo Re nella penisola: invitò perciò il Governo pontificio a far sentire al Re sabaudo la necessità di ritirarsi in Sardegna; subito dopo, prima che le Cancellerie europee fossero informate dell'avvento del nuovo sovrano al trono sardo, il 29 giugno, un decreto del Concole intimava ai Piemontesi rimasti fedeli alla loro antica monarchia di ritornare entro il 23 settembre nella loro Patria, di cessare ogni corrispondenza colla famiglia reale e di giurare fedeltà alla costituzione francese. Ma ei sfidarono le minacce e non abbandonarono il loro servizio.4)
Continuò il Re a vivere in Roma, però le rinnovate intimazioni del Governo di Parigi al Pontefice indussero, nel giugno 1804, Vittorio Emanuele a trasferirsi ad Albano, poi ai primi di agosto a ricercare ospitalità presso i sovrani di Napoli, a Gaeta, infine ancora a Castellone, tra Nola e Campobasso, 1805, senza che mai avvenisse col Console od Imperatore un rapporto personale.
1) Cfr. Appendice e). Esatta la frase del Chialamberto, perchè il 6 febbraio 1799 il Governo provvisorio del Piemonte aveva decretato l'abolizione degli ordini cavallereschi, compreso anello dei SS. Maurizio e Lazzaro che ripugna manifestamente ai principii dell'Uguaglianza . Cfr. L. C. BOLLEA, Le carte del Risorgimento italiano in- Archivio Campori Sangiuliani, in Bollettino Storico, Bibliografico Subalpino, anno XV, p. 381.
2) Cfr. Appendice e). Vittorio Emanuele I, dodici anni dopo, personalmente memore della promessa fatta, riavuti gli stati aviti, Fregiava il secondogenito di P. G. Borgia di Velletri della croce dell'ordine insigne. H Chialamberto, il fedele servitore nella sventura, era già morto fin dall'agosto 1803.
3> F. COLÓNNA, op. ài., passim,
4) Don*. PEBBEBO, op, cit., p. 159; A. SJEGHE, Vittorio Emanuele t (Collana Sabauda) Paravia, 1528, p. 77 e 106.
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