Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; CAPECE MINUTOLO DI CANOSA ANTONIO ; GIAMPIETRI FRANCES
anno <1936>   pagina <1510>
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Franco Sclilitzer
di fare per bea diverse ragioni che sono da ricercare soprattutto nello spirito di prepotenza e di violenza, formatosi in coloro che avevano in vario modo contribuito alla formazione e alla ascesa del governo costituzionalista.
Il d'Ascoli di ben altro era accusato. Il Ganosa nella stessa lettera aggiungeva:
Assassinato che fa il Giampietro, furono ritrovati nella casa del defunto Giampietro, di Ascoli e di Medici tre numeri dipinti 1, 2, 3. Saputosi ciò dal duca fu sorpreso dal più panico timore. Egli si condusse in casa di un certo Pullé, celebre furioso rivoluzionario ai piedi del quale si buttò, cercandogli protezione. Questo ce l'accordò, ed unitamente al figlio (della stessa pasta) si condusse in sua casa ove pranzavano e uno sempre dei due dormiva. Questi preva­lendosi dello stato di debolezza di spirito in cui era caduto l'indussero a fare mille errori. Non contento di ciò ho amichevolmente sentito molti che erano al fatto delle cose. Taluni e molti ho trovati scandalizzati della sua condotta, ma non mancano molti che mi hanno assicurato che in tutto il tempo dell'Anarchia ha cercato costantemente tener vivo nel cuore di quanti poteva (delle Guardie Reali in particolare) il sentimento di fedeltà verso la Sacra Persona di S. M.
Questa prima indagine del Canosa sul conto del d'Ascoli non ebbe seguito, almeno da quanto risulta dai documenti. Il fatto fu messo a tacere, forse per volere dello stesso re. Il nome del duca era troppo noto in Napoli per essere coinvolto nel processo, che quasi subito dopo si svolse contro gli uccisori del Giampietri e ciò ci spiega perchè del banchetto nel processo non fu fatto cenno: parlare del banchetto, significava parlare dei banchettanti. Del resto il Canosa, come abbiamo visto, era più. che convinto che il d'Ascoli era sceso a tanta bas­sezza perchè era stato invaso da grande paura. Egli, benché amico personale di Ferdinando I, teneva a salvare la propria vita, che gli era stata annunziata come in pericolo.
JQ fatto dei tre numeri dipinti narrato dal Canosa nella sua lettera trova riscontro con quanto allora si disse in Napoli, l'aver cioè gli assassini attaccato al capo del Giampietri morto un cartello con la scritta: Numero uno.
Tra le molte Commissioni e Giunte istituite durante i primi mesi della rea­zione, ne venne istituita una per scrutinare, come si disse, tutto il personale di Casa Reale e di Corte, non escluso lo stesso duca d'Ascoli, del quale il Canosa il 20 aprile riscriveva:
Ciò che potei ricavare dalle prime mie -informazioni fu che il Duca d'Ascoli quanto fece non avvenne se non per l'effetto di un panico timore, da cui fu sorpreso nel sentire la barbara morte di Giampietro, suo compagno e confidente.
Con ben diverso zelo il principe si comportò nei riguardi degli autori del delitto. Egli s'impegnò nel tristo affare e personalmente volle prendere le redini delle indagini, che presto dovevano condurlo ad assicurare alla Giustizia i col­pevoli. Il 3 maggio inviò al sovrano la seguente lettera d'informazione circa l'attività che andava svolgendo.