Rassegna storica del Risorgimento
PEPE GUGLIELMO ; GUERRA 1848-1849
anno
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1936
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pagina
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1521
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Brevi note su Guglielmo Pepe e la guerra del 1848 1521
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Ecco allora apparire, ben. studiata, la condotta strategica della guerra secondo il Pepe; ma durante i mesi seguenti, egli ha, circa la condotta delle operazioni, alcune concezioni veramente geniali che riteniamo opportuno esaminare. Nel giugno del 1848, nominato Comandante in capo delle truppe a Venezia, il generale ne scrive a Carlo Alberto, come ci narra nei suoi Casi d'Italia: ...ed aggiungendo ohe ove avesse posta a mia disposizione una delle sue Brigate, e la squadra comandata dal contro ammiraglio Albini, sarei sbarcato in Trieste, non per occuparla, ma per inviare a Venezia tutte le sue ricchezze, unitamente ai suoi legni, tanto da guerra che mercantili, e che avrei inoltre, con isbarchi eseguiti a proposito, combattuto o per lo meno molestato le truppe nemiche tra l'Isonzo e Rovigo .
Abbiamo già avuto occasione di considerare quali possibilità avrebbe offerto e quale importanza avrebbe avuto per il buon esito della guerra una decisa azione sul mare degli stati italiani;3) questa idea del Pepe, secondo il nostro parere, è giusta ed attuabile e in seguito si sono dovuti subire i danni della sua mancata applicazione. Venezia si difendeva innanzi tutto in Adriatico e poi a Trieste, nell'Istria, nel Friuli e magari in Ungheria (come vedremo, anche questo rientra in uno dei piani del Pepe) ma non mai nella laguna; qui, o prima o poi, si doveva cedere ! Il mare ha sempre avuto una grande importanza e la storia ci insegna che Venezia, padrona del mare, è stata, è e sarà sempre invincibile. Non ha forse Venezia conquistato ed affermato sul mare la sua ricchezza e la sua gloria? Sulla situazione di questa città e sulla sua importanza il Pepe si era fatto delle chiare idee che esprime in una lettera del 12 luglio alla Cowendry.2) Come mai potevate trovare strano che mi fossi chiuso in una gabbia, poiché cosi chiamate uno spazio di 60 miglia col mare aperto? Voi non conoscete quanto per l'Italia sia importante la Venezia. Se si fosse perduta difficilmente e forse mai più sarebbesi riacquistata.
Ritornando alla condotta della guerra, il Pepe scrive ancora alla Cowendry il 26 dicembre 1848: Io vedo, io sono convinto che se avessi una piccola squadra, e solo diecimila uomini a condurre fuori di Venezia salverei l'Italia, ed intanto queste poche forze mi mancano... . Ma non Bono soltanto i mezzi che gli vengono a mancare; trova anche ostacoli presso il Governo Provvisorio, come risulta da una sua lettera al fratello Florestano del 4 novembre in cui accenna ad una a altra sortita che vorrebbe fare (quella contro Càorle, cioè spedizione navale sul fianco nemico) e che invece gli è vietata. Ancora il 26 aprile del '49 scrive al fratello: Quando io attendeva qui i 12.000 promessi piemontesi,
ij Aspetti navali del 1848 già cit.
2) MONTI, p. e.; anche le lettere del Pepe che seguono aono tutto riportate nella stessa opero.
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