Rassegna storica del Risorgimento
PEPE GUGLIELMO ; GUERRA 1848-1849
anno
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1936
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pagina
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1523
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Brevi note su Guglielmo Pepe e la guerra del 1848 1523
austrìaci si mantengano sulla difensiva (eravamo all'inizio del 1849 e la premessa era ammissibile data la situazione interna dell'impero austriaco) il Pepe voleva agire con l'aiuto della squadra verso Trieste, Fiume e l'Ungheria.
In generale egli voleva quindi portare la guerra-fuori d'Italia ed andare a col' pire direttamente il cuore delnemico ; solo cosìriteneva facile e sicura la vittoria militare e solo in questo modo sperava di raggiungere la desiderata indipendenza italiana. Il Pepe non abbandona mai questa direttiva : con la sua azione cerca di attuarla in tutti i modi, ma soprattutto la sostiene nei suoi piani di guerra, nelle sue lettere, ed infine nello stesso suo libro dove racconta gli avvenimenti di quegli anni.
Potrebbe sembrare talvolta che questa direttiva di massima sia in contrasto con alcuni fatti particolari: infatti il 27 ottobre del 1848, dopo la vittoria di Mestre, il Pepe si vanta, specie nel suo libro, di averla preparata e voluta. Senza entrare in particolari sullo scontro, si deve però rilevare che questa spedizione fu un errore strategico di non piccola importanza: si dovette compiere uno sforzo, notevole per Venezia, per ottenere soltanto un successo morale. Infatti è noto che le truppe, dopo aver riportata la vittoria, furono costrette ad abbandonare le posizioni conquistate.
E nostro parere che l'idea dell'impresa e la sua preparazione tecnica non siano dovute al Pepe, che ne è informato solo il mattino del 26, giorno precedente all'azione. Venutone a conoscenza, egli non si oppone ai preparativi; è pure evidente che, dopo la vittoria, lui, comandante in Capo, non solo non può dire di non averla voluta, ma, dato il suo temperamento vanaglorioso, se ne vanta come di vittoria dovuta esclusivamente a lui. Nel valutare bene questa operazione, tenute presenti le considerazioni fatte, l'animo nostro: si rifiuta di attribuire al Pepe tale iniziativa; essa è dovuta forse al Cavedalis, come afferma il Marchesi, l* od a qualche altra autorità militare. Sebbene la preparazione e io svolgimento fossero buoni, non si può celare la ristretta concezione della guerra terrestre in un piccolo settore, concezione alla quale la mente del Pepe dalle larghe Vedute non può e non sa adattarsi.
Per chiudere questa documentazione sentiamo il dovere di ricordare ancora alcune parole che il Pepe scrisse nel suo libro; esse sono in contrasto con le sue idee generali, ma riteniamo che siano da attribuirsi ad un piccolo peccato di orgoglio: Se non fossi giunto in Venezia con gli accennati aiuti,a* per mancanza di difensori e più ancora di comando, quella città sarebbe certamente caduta prima della fine di giugno 1848 . Questo non è vero in nessun modo ed il primo a saperlo doveva essere lui: le Bquadre sardo-venete mantennero liberala città dal Iato del mare fino al settembre di quell'anno e ne permettevano quindi il rifornimento, mentre nessuno avrebbe osato avvicinarsi dalla terraferma. Quelle
1) Storia documentata della Rivoluzione e della Difesa di Venezia negli anni 1048-49, Venezia.
2) i residui dell'esercito napoletano che non obbedirono all'ordine di rientrare a Napoli.