Rassegna storica del Risorgimento
QUADRIO MAURIZIO ; CASATI SACCHI ELENA
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1936
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pagina
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1538
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1538
Evelina Rinaldi
VH.
5 marzo 1856. Carissima Signora Elena,
Un'indisposizione, un cambiamento precipitato di domicilio, parecchie alertes e altre miserie inseparabili dalla mia povera situazione, m'hanno vietato finora di rispondere alla sua del 23 p. p. Non sono ancora ristabilito abbastanza per potermi utilmente occupare di quanto la riguarda e nemmeno per poterle dire per disteso quanto vorrei.
Le sono profondamente riconoscente della figliale affezione e fiducia che la mia buonissima e cara figliuola mi ha dimostrato. Sia certa che non sono un ingrato, e che la ricambio di eguale affetto e che mai e poi mai me ne mostrerò indegno.
Mìa cara fanciulla, non è vero che io v'aveva un pò* indovinata?
La confidenza che Ella mi fa è grave assai, e io ne sento tutta l'importanza; ma per corrispondervi degnamente io non ho che il mio affetto, e io manco di tutte quelle nozioni e di quei mezzi che avrebbe una madre o una amica per renderla utile.
Ella non ha idea della vita che meno: da nove mesi non mi sono mosso di casa, se non quando sono costretto a cangiarne; non vedo quasi mai anima viva: sono in un allarme continuo tanto per la persona che per le cose: lavoro dieci a dodici ore al giorno per menare e sostentare una povera vita. Mi xiescirà quindi lo temo difficilissimo se non impossibile raccogliere le esatte informazioni sopra un soggetto còsi delicato, ed esatte in modo da non lasciare il minimo dubbio, da non dar luogo a dolorosi equivoci, e nello stesso tempo aver agio da procedere con prudenza tale da non compromettere la dignità d'una fanciulla, dignità cosi preziosa ch'io la considero come indispensabile alla tranquillità ed alla felicità sua. Se una confidenza simile mi fosse stata fatta per mio proprio conto, vent'anni addietro, e se impegni anteriori m'avessero impedito di profittarne, mi conosco abbastanza per dire che il segreto sarebbe rimasto sepolto nel mio cuore e che non ne avrei mai dato il minimo segno alla persona interessata, ma toccare con una persona terza un tasto così delicato, svelarle- un mistero così sacro com'è il cuore d'una vergine pura, buona, sensibile, elevata, mi sembra un passo così serio, che le confesso io ne tremo. Mettere un'altra persona nel segreto, come sarebbe una donna che avesse più libertà e particolarmente più destrezza che non ho io per iscandagliare il terreno, mi sembrerebbe una profanazione, e preferirei se conoscessi a fondo l'individuo chiamarlo in mia camera, e confidare il segreto alla sua onoratezza. Le prometto bensì di fare 1 possibile onde raccogliere le più fedeli informazioni che potrò intorno all'oggetto che l'interessa, ma da quanto Le ho detto, Ella comprenderà che sono ben poco sicuro di farlo in modo così esatto e severo da renderla tranquilla e capace di prendere una risoluzione su quelle nozioni che le potrei dare.
Intanto, per compiere una parte almeno della missione che Ella m'ha affidata, le dirò il concetto che mi sono formato dell'individuo, secondo quello che ne ho inteso qua e là. La persona in discorso passa per buona, costumata e onesta. Lo si dice studioso, di vita ritirata, costante. Io non l'ho veduto che due volte alla sfuggita al letto d'un infermo, or sono tre anni. In quanto al consiglio che Ella mi chiede e cosa difficilissima dar consigli a un core malato Se io anche volessi far da vecchio barbone, ella soffrirebbe, ma non guarirebbe. Io però non la penso cosi, figlia mia. Si tenga pur caldo e intatto il suo affetto: secondo tutte le possibilità, quell'affetto è collocato in buon luogo, e consacrato a un oggetto che non ne è indegno. Con tali condizioni, un'affezione pud bensì essere anche non corrisposta o fortunata, ma non fa mai arrossire, e non rende mai completamente infelice. Conservate dunque il vostro affetto; esso occuperà il vostro pensiero, finché se Dio vuole, venga il tempo che occuperà la vostra vita. Una passione ben sentita e ben collocata non può che render migliore. Voi siete una cara,