Rassegna storica del Risorgimento
QUADRIO MAURIZIO ; CASATI SACCHI ELENA
anno
<
1936
>
pagina
<
1540
>
1540
Evelina Rinaldi
IX;
11 marzo 56. Nostra tuona Elena
Comincio per dirvi che abbandono con voi il cerimonioso Lei: ripugna alle mie abitudini, e mi senta abbastanza ricco d'affetto santo e di vero rispetto per voi, per lasciare queste formole, con cui si vuol misurare un rispetto di commande. Se aveste però la minima ripugnanza e che vi venisse il minimo sospetto ct'io voglia far con voi da pedagogo, ditelo e ritorno alla antica forinola. Vi prego a far lo stesso con me e ad usare lo stesso stile.
Ho la vostra del 9, e m'affretto a rispondervi, tanto per non lasciarvi troppo in sospeso, quanto perchè ho un favore da chièdervi.
Rispetto al primo punto, vi dirò che accetto l'incarico che mi date e che ho già scritto perchè si prendano le misure necessarie per avere un accomodamento con la persona in discorso. Lascio pensare a voi, nostra buona e cara Elenn, se mi sta a cuore la vostra tranquillità e la vostra dignità. Sono risoluto di non fare il diplomatico con giri e rigiri, indegni dell'argomento, ma di parlar francamente e lealmente come s'addice a me, al mio interlocutore e al carattere della persona che rappresento. Se la persona è, come io la credo, leale e sensibile, sarà questo il miglior mezzo di trattare.
Quanto al favore da chiedervi, ecco vi sono infortunii che fanno immensa pietà e che fanno stringere il core, per non poter soccorrerli: famiglie d'esuli senza pane, orfani senza asilo, miserie insomma che fanno fremere: me se ne parla spesso, e si viene a battere sino al mio povero eremitaggio. Io posso fare ben poco, guadagnandomi appena appena da vivere. Vi sono poi altri bisogni dei quali non posso parlare. So quanto siete buona, quali care abitudine di beneficenza abbiate contratto, e quali santi ricordi vi abbia lasciato la mamma. Ardisco quindi fare un appello alla vostra ardente carità: so che, soltanto ove possiate, voi farete volentieri qualche sacrificio e perchè ve lo chiedo, e perchè la voce della sventura privata vj fu sempre sacra, e perchè v'è un'altra sventura che è per voi ancor più sacra. Non istò dunque a sciorinarvi frasi per commovervi: è opera superflua. Potrete spedire al solito indirizzo il prodotto della, vostra offerta e delle anime che vi rassomigliano (ben inteso quando il possiate). Se noi potrete sono convinto che il vostro cuore ne soffrirà quasi quanto gli stessi miseri che mi hanno invocato.
Tra pochi giorni spero di darvi risposta.
Potete farvi un'idea delle mie molte occupazioni guardando bene questa lettera. E scritta cosi in fretta che è quasi illeggibile, e non ho tempo nemmeno di trascriverla, malgrado gli sgorbi e le macchie.
Addio, nostra buona Elena. Vogliate sempre bene al
vostro vecchio Q.
X.
21 M [56]. Nostra buona e cara Elena
Nell'intervallo corso dalla mia ultima fino ad oggi sono intervenute cose che mi hanno vietato di darvi più presto contezza di me. Ho dovuto di nuovo cangiar di domicilio, e ogg ; vi scrivo da una easuccia mezzo diroccata, esposta ai quattro venti, fuori di città, su d'una collina, donde ho rare e irregolari relazioni cogli amici. Quindi soltanto ieri sera ho ricevuto la vostra del 13. Non so fin quando durerà questa poco piacevole situazione: intanto pazienza. Fra poco mi sarà rimesso quanto m'avete spedito, e lo dividerò, meta a sollevare immeritate miserie, l'altra metà all'uso che sapete. Dio che scruta i cuori, farà pesare nelle bilance dove