Rassegna storica del Risorgimento
BUBNA FERDINAND ANTONIN
anno
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1936
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pagina
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1567
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Appunti,, notizie e varietà 1567
e gli insorti piemontesi, le inquisizioni vennero più particolarmente dirette contro Dantico partito italico: polizia e tribunali etano una cosa sola, e le estorte confessioni produssero una lunga sequela di altri arresti. 11 Bubna, che vive simpatie ed amicizie aveva saputo cattivarsi nella alta società milanese, non smentì in questa circostanza i sentimenti che nutriva per i Lombardi coinvolti in questa sciagura, facendone avvertire molli ed incitandoli ad emigrare. Quando poi apprese l'imminente arresto dell'amico conte Confalo ni eri. non si peritò di avvertirlo tempestivamente a mettersi in salvo; per la nobile ma incauta ripulsa di quest'ultimo, l'arresto fu inevitabile.
Dopo la sentenza nulla égli lasciò di intentato per recare sollievo alla povera contessa Teresa: si trovava a Vienna quando essa si presentò al sovrano per implorarne la grazia. Le premure e la nobile simpatia dell' imperatrice, del conte Wurmbrand, del Bubna1) lottavano nel cuore dell'imperatore contro l'influenza della arciduchessa Beatrice, madre del duca di Modena. Lunga fu quella lotta, ma alla ne vittorioso ne fu l'esito. La grazia sovrana tramutò la sentenza di morte in carcere duro a vita, notizia tosto trasmessa dal Bubna al governatore Strassoldo.2) Dopo questo cavalleresco intervento il Bubna volle ancora una volta salutare l'amico infelice, già in viaggio per lo Spielberg: anticipando il suo ritorno a Milano, avrebbe dovuto incontrarsi con lui a S. Veit in Corinzia. Volle il caso che lo stato pessimo delle strade impedisse al convoglio del nobile deportato di raggiungere nel giorno convenuto 5. Veit, ove era già arrivato il Bubna: Gonfalonieri pernottò a Feldkirchen, per cui l'incontro non potè aver più luogo.3)
La spedizione piemontese, prima, le cure del suo comando multare e quelle non meno gravi di carattere politico che dovevano dargli più amarezze che soddisfazione poixompromisero la sua salute da tempo non più florida. Chiamato dal principe di Metternich a Verona nella occasione di quel celebre Congresso, disse ancora una volta francamente il suo pensiero sulle cose di Lombardia e d'Italia, rientrando poi a Milano. Convinto però di non essere stato compreso e seguito, da buon suddito dovette suo malgrado adattarsi alle circostanze, chinare il capo ed obbedire; la parola d'ordine dopo Verona era spietata reazione. Trionfava, così e doveva prevalere hi politica del Cancelliere: nessuno poteva sottrarsi alla ferrea volontà di quest'uomo che grandeggiava più che mai ed era tenuto da tutti i partigiani del nuovo ordine d'Europa come la sentinella dei troni. La forza degli interessi materiali, la mancanza di una occasiono di rivolta, dovevano dare infatti al Governo austriaco, comunque odiato, una tregua di un decennio durante il quale anche hi Lombardia prosperò. Il generale Bubna di questa tregua pur sapendola breve, giacché sopravvivevano gagliarde le idee generose che alimentarono le ribellioni recenti si rallegrava, continuando colla sua personale autorità, col tatto squisito, colla bontà dell'animo di addolcire gli effetti della politica d'incessanti sospetti, di dissennata persecuzione, di rancori, di rappresaglie e di vendette, voluta da Vienna.
H 10 maggio '25 doveva cingere per l'ultima volta la spada per fare cmaggio, alla testa delle sue truppe, i Sovrani giunti a Milano. Ma l'indomani si metteva a letto per non più alzarsi. Conservatore per nascita ed educazione, ligio servitore del sovrano e del Governo, non cessava di desiderare giustizia e non arbitrio, disciplina e non corruzione e polizia. Prestante della persona, distinto- di modi, mondano nel miglior senso della parola, frequentò con assiduità la società milanese che lo benvoleva, apprezzandone lo spirilo conciliante e moderato, l'integrità del carattere. Tutti i nostri storici dal Gualterio e dal Cusani al Tivaroni, al Sandonà ed al Salata, se sono unanimi nel riconoscere nel generale Bubna la energia del carattere, l'istinto del comando, l'inflessibile feimezza nel perseguire il proprio dovere, ricordano insiline il suo rispetto peri diritti nazionali, la condiscendenza e là lealtà verso i suoi subordinati, qualità che mai si ementirono in lui attraverso le cospirazioni, la politica, la guerra.
i) CVBAVI. Storia di Milano dalle origini ai nostri giorni, Milano, Albcrtarr, 1861-18841 voi. 8, v. VITI, p. 104.
2) SAÌVXK-IKÀ, op, eit., p. 243. 8) SAM>ONÀ, op. cH p. 279*