Rassegna storica del Risorgimento

anno <1936>   pagina <1573>
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Libri e periodici 1573
PIERO ZAMA, Francesco Carclùdio feroe ili Cassala con introduzione di C. M. DE VECCHI DI VAL CISMON; Roma, Unione Editoriale d'Italia, 1936-XJV. (La Giovane Italia, raccolta di monografie, saggi e documenti diretta da G. FontcroBBÌ, n. ì), pp. 108. L. 5.
L Unione Editoriale d'Italia, rispondendo all'attesa del cosiddetto pubblico collo, che vuole, sì, delle opere scientificamente esatte, ma esige al tempo stesso che esse siano agili, di piace­vole lettura, ben lontane, insomma, da quella pedanteria che assai spesso e dei lavori storici inseparabile compagna, ha iniziato la pubblicazione di una raccolta di studi e di monografie sintetiche sul nostro Risorgimento: La Giovine Italia. Il nome del direttore della Collana, il Fonterossi, giornalista vivace e battagliero ed insieme coscienzioso cultore di storia, è di per se solo garanzia che la collezione risponderà al programma propostosi.
In attesa aegii altri volumi (del Ghisalberti, dello stesso Fonterossi, dello Zughi) che dovranno apparire fica breve, segnaliamo per ora il volumetto dello Zama.
Francesco Garcbidio è amorosamente seguito, dalla nascita attraverso l'infanzia, l'adole­scenza studiosa e la vita militare in patria ed in Africa fino alla morte eroica. Perduta la madre ad otto anni, egli, dopo aver comprati gli studi nel collegio a Dante Alighieri di Ravenna, attratto dalla carriera militare, fu a Modena ed a Pinerolo, donde, nel luglio 1880, usci col grado di sottotenente di cavalleria. Distintosi già in patria per le sue doti militari, il Carchidio, promosso tenente, diede però in Africa la prova piena della sua forza d'animo e delle sue qualità di soldato. La sua vita in quelle terre lontane si pud mirabilmente seguire sulla traccia delle lettere da lui inviate agli zìi ed alla cugina, lettere che lo Zama ha intercalato con saggio cri­terio nel testo. In esse il giovane ufficiale descrive minutamente i luoghi, dà conto di ogni avvenimento, parla a lungo dei suoi superiori, dei compagai, dei soldati. Particolarmente importanti i cenni sulla organizzazione del corpo degli esploratori, affidata al Carchidio, alla dipendenza di Pietro Tosclli, il fulgido eroe di Amba Alagi. Sulla scorta delle lettere, noi pos­siamo seguire quasi giorno per giorno quella che fu l'opera tenace e fattiva degl' italiani per la conquista di nuove terre alla Patria: le imprese, i combattimenti, le vittorie sono descritte con mirabile evidenza, e lo Zama mostra, nell'integrare l'epistolario del Carchidio, tutta la sua perfetta conoscenza della storia di quel periodo. Nella battaglia di Agordat, ii Carchidio, di' recente promosso capitano, combatte con il suo squadrone valorosamente, meritando alti elogi e là medaglia d'argento con una lusinghiera motivazione. Ma egli non è pago e, come scrive alla zia, aspetta migliore occasione per fare di più. La sua attesa non rimone delusa; la sconfitta subita dai Dervisci rende ancora più necessaria la presa di Cassola ed a questo il generale Baratierj prepara le sue truppe. La mattina del 13 luglio 1894 il corpo di spedizione parte da Cheren ed il 15 giunge a Sabderat. La sera del 16, a distanza di due ore dall'avan­guardia, muove verso Cassala il grosso delle truppe e con esso lo squadrone del Carchidio. Alle sei del mattino seguente, quasi olle porte della città, appaiono i primi gruppi dei Dervisci a cavallo, ma non si riesce a valutarne la forza numerica. Il Carchidio col proprio squadrone carica e disperde un reparto di cavalleria nemica; ma son le parole che motivarono la conces­sione della medaglia d'oro albi memoria dell'eroe circondato improvvisamente da forze soverchinoti, dopo aver sostenuto una lotta sproporzionata e aver colpito parecchi avversari, cade trafitto da undici colpi di lancia, mentre con lo sciabola in pugno cerca farsi largo ed infon­dere nuovaTlena nei suoi dipendenti .
Non è a caso, per concludere, che nel dima imperiale della Patria, la nuova raccolta, intesa
soprattutto a compiere un'opera di rielaborazione fascista della nostra storia d'Italia , abbia voluto iniziare le sue pubblicazioni con la rievocazione di uno degli eroi d'Africa, che, per esprimerci conio parole che S. E. de Vecchi ha dettato nella prefazione al volumetto dello Zama, quel pugno d'uomini, lanciato dal cuore di un veggente a quattromila chilometri dalla pic­cola patria rinunciataria nelle aspre terre d'Africa, costituisce agli occhi nostri il sovrumano anello di congiunzione, hi conferma della inestinguibile continuità spirituale tra le generazioni, che disperatamente si batterono e caddero sognando Roma capitale d'Italia, e le generazioni che questa Roma antica e nuova hanno fatto simbolo e guida per la conquista dell'Impero .
RUGGERO MOSCATI