Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; NAPOLEONE I ; SAVOIA (CASA)
anno
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1936
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pagina
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1586
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1586
Arturo Codignola
Il programma (uno dei tanti formulati dopo la pace franco-austriaca del 1809, ma forse il più temuto dalla monarchia sabauda per le insidie in esso contenute) il programma, diciamo, che antici-pava di qualche anno quello di Gioacchino Murat, e di qualche decennio quello dell'insurrezione del 1831, dimostrava un'accurata elaborazione ed una sagace penetrazione politica: era nettamente
luogo ove mi riuscisse di approdare e di trovarli, premetto ad ogni cosa e giusta le mie istruzioni la seguente memoria:
Alcuni riflessi in essa compresi non servono per illuminare chi deve leggerla, poiché ne tiene cognizione perfetta, ma servono ripetendoli per far vedere i fili da cui e partita e si è formata la detta unione.
Il resto servirà al rispettabile Ministro Inglese che leggerà la presente norma onde intraprendere o no le trattative di coi sono incaricato. >
La rivoluzione di Francia portata in Italia scosse gli Italiani dal letargo, in cui li aveva gettati una lunga pace, la divisione del territorio italiano in tanti Stati, e la qualità dei Governi.
Quella prima scossa però non fn bastante a far conoscere agli Italiani che là loro felicità non poteva derivare che dalla loro indipendenza, che onesta non dovevano sperarla da veruna estera Potenza, ma dalla loro unione e dalla decisa volontà d'acquistarsela da loro stessi.
Al contrario, parte degli Italiani sedotti dall'apparenza lusinghiera di una falsa libertà speravano la loro felicità nel darsi al partito francese. Altri la speravano ndf attaccarsi ai vari antichi Governi da cui dipendevano, o all'altre potenze che facevano mostra di sostenerli e specialmente alla Casa d'Austria.
Intanto che cosi gl'Italiani la pensavano, i Francesi saccheggiavano l'Italia, l'Austria e la Russia, con guerre e con paci fuori di tempo tutto finivano di rovinarla.
A misura però che crescevano i mali dell'Italia aumentavano di beni gl'Italiani. Nulla di meno molti erano ancor tenaci al partito francese, e molti più ancora all'austriaco.
Il preteso Governo dì moderazione istituito da Napoleone pareva che dovesse sedare i mali ed i partiti, ma la rapidità con cui egli si portò dalla supposta moderazione all'estrema e vera tirannia, fini di disgustare tutti i partiti. Nessuno più ne rimase né per lui ne per la Francia, e i suoi amici più fanatici divennero i suoi pruni nemici. Il partito per l'Austria invece si fece più forte, avendo anche fatto molta recinta dei partitanti della Francia.
Nulla meno fra l'uno dei partiti estinti, e l'altro crescente, nasceva un terzo partito, ed era quello dell'unione e dell'indipendenza italiana. Questo era ed è il partito dei più saggi, dei più illuminati e dei più potenti Italiani. Questo era ed è il partito di una setta molto diffusa in Italia ed a cui tutte le dette classi di saggi, degl'illuminati e dei potenti appartengono.
Tali erano le cose in Italia nel 1809 quando scoppiò l'ultima guerra tra la Francia e l'Austria; e se l'Austria in quella guerra non si fosse ostinata in quelle antiche massime ed avesse voluto sostenere questo terzo partito dell'indipendenza italiana non sarebbe già divenuta signora dell'Italia ma avrebbe tolta l'Italia alla Francia; avrebbe dato così il colpo più grande, che dar si potesse alla potenza francese, né si sarebbe ridotta a tante estreme perdite di Stato e di credito a cui si ridusse. Io stesso ne ho parlato e trattato di questo terzo partito della indipendenza italiana col Conte di Goes Governatore austriaco in Trieste, poco prima dello scoppio della guerra, quando esso Conte a cui mi diressi, mi aveva confidato di essere stato già destinato Intendente Generale presso l'Armata austriaca in Italia. Esso ne volle anche da me una memoria che poi mi disse di avere spedita al Ministero degli affari esteri della Corte di Vienna. Non ne seppi poi nuova; ma scoppiata la guerra vidi sfortunatamente per l'Italia e per l'Austria agire quest'ultima tutto al contrario di quello che nella memoria gli si diceva a nome dei più saggi, dei p iù illuminati e dei più potenti d'Italia.
Siccome però le disgrazie d'Italia l'hanno prima destata dal sonno, poi a poco a poco illu> minata, così anche questa disgrazia che le venne per l'ultima guerra dell'Austria, se le fu in