Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; NAPOLEONE I ; SAVOIA (CASA)
anno
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1936
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pagina
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1601
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Za monarchia di Savoia e ringMusrm mlFuUimo periodo, ecc. 1601
dei plans très vastes et très étendus come osservava con trasparente eufemismo il Rossi, scrivendo al De Maistre il 16 novembre 1812, alla notizia della caduta dell'uomo politico inglese. Questi piani molto estesi erano dettati dal mutamento di politica dei coalizzati contro Napoleone dopo i ripetuti scaccili subiti dall'esercito francese in Ispagna, che li aveva indotti a trasformare la guerra di difensiva in offensiva, ed a creare in Italia un esercito tratto dai malcontenti del regime napoleonico. Fu però prima della caduta del Wellesley che si avverò forse il più. chiaro ed ammonitore atto di violenza, compito in questi anni dal governo inglese a danno di quello sardo. H fatto avvenne nell'aprile del 1812 nel porto di Cagliari. Un brigantino con bandiera genovese proveniente da Malta, sospetto di portare merci di contrabbando, venne sottoposto ad una visita d'ispezione da parte delle autorità sarde, d'accordo con quelle Britanniche, nonostante ch'esso facesse parte di una flottiglia di bastimenti di carico per i quali il governo francese aveva concesso patenti per l'importazione del sale nel continente, col tacito consenso del governo inglese. H vice console britannico non solo si trovò d'accordo con le autorità marittime del luogo sulla misura da prendere, ma consigliò di far sbarcare dal brigantino tutto il carico. L'operazione venne iniziata alla presenza del vice console inglese. Non appena però fu compiuto lo sbarco della merce denunciata nel manifesto (tranne due tonnellate di vetriolo) il vice console ed il comandante del bastimento si opposero alle operazioni di scarico della parte viaggiante in transito, che doveva essere anch'essa messa a terra a norma dei regolamenti e delle consuetudini. Le autorità sarde si opposero all'assurda pretesa che aveva la sua buona ragion d'essere: fra le merci se ne trovarono di contrabbando tante per un valore di circa 400 scudi non iscritte nel manifesto, naturalmente requisite e depositate nel magazzino della Darsena. Il brigantino, a sua volta, venne dato in consegna alle autorità marittime sarde, in attesa che venisse regolarmente istituito il processo presso il tribunale delle prede.
A questo punto ecco intervenire il governo britannico ad intimare non soltanto la restituzione del carico al comandante del brigantino, ma anche a richiedere che gli fossero fatte le scuse per l'arbitrario sequestro, affermando che il carico era inglese, ma negando, contro ogni evidenza, che nel naviglio vi fosse merce di contrabbando. Tutto ciò condito con abbondanti cavilli giuridici, nell'interpretazione della Carta reale sarda del 1766, l'unica valida nel regno, mentre non si volle prendere in considerazione il fatto che il capitano