Rassegna storica del Risorgimento

DUMINIQUE AL?XANDRE
anno <1936>   pagina <1670>
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1670 Emilio Nasali i-fiacca
un arco di trionfo che recava appesi sul frontone, attributi guerreschi, trofei di bandiere, armi e scudi: ai fianchi delle colonne si trovano altre bandiere e in terra cannoni e palle, a piramide.
Ma di questo periodo della sua vita, durante il quale il Duminique dovette essere certamente in buona amicizia con i Cappuccini piacentini, nulla di inte­ressante veramente, sapremmo, se non trovassimo di lui alcune curiose notizie in una sua corrispondenza col marchese Prospero Manara, allora Ministro del Duca Ferdinando di Borbone, corrispondenza oggi conservata presso un colto discendente del Manara dal quale attendiamo qualche lavoro su questo argomento il marchese Idelfonso Stanga in Grotta d'Adda.
Sappiamo intanto che il Dunùnique e il Manara erano in rapporti fin dal 1778, perchè troviamo in quell'anno una lettera circa la guerra tra l'Imperatore e il Re di Prussia. Ma le altre lettere del periodo 1785-86 risultano anche più interessanti perchè, scritte da Piacenza, ci mostrano quale fosse l'attitudine del Duminique il quale, come Comandante militare della Piazza di quella città e del Ducato di Piacenza, intendeva fossero rigorosamente rispettate le sue prero­gative, anche più importanti, a suo modo di vedere, di quelle delle altre autorità. Contro il Manara che, pare, sostenesse un principio opposto, il Duminique osser­vava che la milizia è fatta per contenere i popoli e anche i magistrati civili, se ve n'è bisogno. Per motivi di questo genere, ebbe anzi contrasti col vescovo, il buon mons. Alessandro Pisani, che giudica poco benevolmente: per quanto lo sapesse in corrispondenza col Duca. Bisogna peraltro, aggiungere che il Mare­sciallo passava per libero muratore, ciò che egli si affretta a negare, ma che non sembra possa escludersi a priori.
Nelle lettere successive (in una, dell'11 luglio 1785, propone di dar per marito alla Principessa Teresa di Borbone un Principe di Sassonia vedovo di una Principessa di Savoia, ciò che lo mostra in relazione con le Corti) il nostro Comandante protesta energicamente contro le violazioni della sua giurisdizione militare speciale e contro tentativi, da parte del Governo, di scalzarlo. Uomo evidentemente di tempra energica, ma violenta, poco riflessiva spirava fuoco dagli occhi troppo amico dei Francesi, ormai decaduti dopo il 1771 dall'ege­monia già esercitata nel Ducato, peraltro buon tecnico (per quanto la situazione politica dei Ducati di Parma e Piacenza non esigesse allora particolari attitùdini militari), il Duminique non potè o non volle trattenersi a lungo in Italia. Nel­l'ottobre 1790 il Duca Ferdinando, sollecitato anche, sembra, da reclami di piacentini,lo indusse a chiedere un congedo che fu definitivo. H Duminique appare però ancora col suo grado, nel Calendario di Corte di Parma del 1790.
Nel novembre del 1790 lo troviamo a Friburgo in Brisgovia sua patria. A quella data scrive al Manara una lettera, l'ultima che ci è stata conservata, nella quale si trova un accenno delle ripercussioni della iniziata Rivoluzione di Francia; egli osserva che gli affari di quella Nazione non sono più quieti, ma si