Rassegna storica del Risorgimento
RIMINI ; MOTI 1831
anno
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1936
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pagina
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1673
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Cospiratori e reazionari in Rimini dopo la rivoluzione del *31 1673
Fu allora che il delitto anonimo della folla esplose in una forma orribile e selvaggia. I brigadieri Matteo Gallegari e Giovanni Dionigi, che avevano opposto resistenza rispondendo anche con iattanza alle bande degli ammutinati, furono ben presto sopraffatti e, per il loro contegno provocante, tradotti alla Rocca per esservi rinchiusi. Ma seguitando i due sciagurati, durante il tragitto, a mostrarsi linguacciuti ed arroganti eccitarono a tal segno la scorta che invece di metterli in prigione li fece inginocchiare in mezzo al prato interno e barbaramente li fucilò. Non ancor sazi, gli autori del misfatto ritornati in Quartiere presero gli altri militi e condottili alla Rocca li costrinsero a fare il giro intorno ai cadaveri dei due malcapitati compagni, riconducendoli poi senza alcuna molestia al Quartiere.x)
La fùria dei tumultuanti non risparmiò il palazzo della Finanza che fu invaso alla ricerca di quel Sovraintendente, cav. Michele Baldclli, altre volte minacciato dai settari perchè sospettato strumento di polizia. 2) Questi però riuscì a sottrarsi ad una brutta fine mercè le cure e le sollecitudini di un suo dipendente, il computista aggiunto Cesare Palmerini, scampando a Ravenna dove rimase nascosto due giorni, finché, calmata la bufera ed eccitato dal marchese Paulucci e da altre influenti persone, si arrischiò a riprendere il suo posto. Ma i guai di questo affezionato al legittimo trono non erano punto cessati. Due giorni dopo il suo ritorno fu di nuovo avvertito che gli si insidiava la vita. 11 pover'uomo si vide perduto, perchè se era pericoloso restarsene ancora a Forlì, altrettanto difficile era il fuggire senza dar nell'occhio alla famosa banda di Scipione Vallicelli.
Agitato da pericoli così imminenti e gravi, in men d'un'ora dovette pensare ai mezzi di salvamento che gli furono somministrati dall'oramai indispensabile Palmerini il quale provvide a farlo sortire di città, a dirigerlo per vie sconosciute e, sia pure con grandissimo disagio di entrambi, ad accompagnarlo fino a Rimini
i) Tedi in Raccolta Placucci, 1831, II semestre, nota ma. sotto il 16 luglio. Quale complice del duplice omicidio fu in seguito arrestato e processato, insieme ad altri 118 individui, il forlivese Angelo Basini (1796-1836) flebotomo, già sospetto al Governo pontificio per le sue idee liberali. Condannato u morte, benché palesemente incolpevole, dopo cinque anni di orribile attesa, che trascorse in medi Iazioni ascetiche, facendo digiuni e nutrendosi dì erbe, sali coraggiosamente il patibolo il 27 luglio 1836. All'annunzio dell'esecuzione ri chiusero spontaneamente i negozi cittadini, onde seguirono nuove investigazioni e nuovi processi. Dal palco della ghigliottina la vittima rivolse al popolo parole di augurio e di speranza. (Tolgo la presente nota dall'interessantissimo libro di A. MAMBELLI, I Forlivesi nel Risorgimento, da Napoleone a Mussolini, Forlì, tip, Bosetti, 1936, p. 26.
2) Dai registri parrocchiali di S. Mercuriale (censimento 1831, app.), si rileva appunto che Michele Baldelli fu Carlo e fu Caterina Santi, di anni 35, abitava nel palazzo della Finanza eoa la moglie Sltignani Giuseppina di anni 84.