Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1675>
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Cospiratori e reazionari in Rimati dopo la rivoluzione del '31 1675
Gaetano Gallisi fa Angelo e fu Marianna Guazzetti, riminese, era invero uno dei più noti liberali della città, avendo avuto gran parte nella rivoluzione del febbraio 1831, durante la quale aveva coperto la carica di Commissario di polizia; e quanto al carteggio sequestratogli, esso era più che sufficiente a quali­ficarlo per settario e nemico del Governo. Sul Palmerini poi, i cui rapporti col Carlini l'ingenuo Baldelli attribuiva a sola . galanteria con la moglie dei Carlini stesso, la Corte romana non condivideva l'ottimismo del fuggitivo Sovr aintendente.
Nonostante tali gravi prevenzioni, fin dal 19 agosto il Bentivoglio assicu­rava il Baldelli che, non essendosi trovato a carico del Palmerini cosa alcuna che potesse consigliare la sua permanenza in carcere, in riflesso dei valutabili di lei uffici ed informazioni che io debbo ritenere come veritiere, atteso l'attacca­mento e fedeltà sua al Governo , conveniva a farlo dimettere col precetto però di ripresentarsi a- qualunque chiamata al Comandante la Piazza (era allora il capitano Ettore Zavagli) e coli'avvertenza di non associarsi ai soldati, sotto pena di nuova carcerazione. Sarà poi bene ch'io l'averti [sic) che la moglie del carcerato Carlini potendo essere pericolosa per chi l'avvicinasse, le potrà servire di Governo per chi ne coltivasse le relazioni .
Salvo la diffida di nuova carcerazione e la forzata rinunzia alle galan­terie con la Rosa Mussoni, moglie del Carlini, il giovane Palmerini se la cavò abbastanza bene e di lì a quattro giorni, come ci fa sapere il Giangi, ottenuto il passaporto, se ne andò a Bologna dove risiedeva la famiglia.
Ben diversa sorte toccò al Carlini che, come si vedrà in seguito, fu ancora sostenuto in carcere e sottoposto a regolare processimi.
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Il cav. Baldelli aveva evidentemente fatto un passo falso. Impetuoso e sensibilissimo ad ogni soverchieria, vera o presunta, come può esserlo un roma­gnolo, era andato a cozzare contro un uomo riguardato in quel momento a Roma come un Dio sul quale riposavano tutte le speranze e la fiducia della Corte pon­tificia. E il Bentivoglio non aveva smentito la sua fama di feroce reazionario, fama di cui tenterà invano di purgarsi di lì a pochi mesi con un proclama
' impiegato di Cesena che li scriveva (dicono) contro il procedere del presidente Bentivoglio suddetto. È stato mandato in prigione . Non mi è stato possibile individuare questo Orioli, esistendone parecchi in Ravenna. Con molta probabilità trattasi di un Orioli Gaetano che era stato assistcn'e del Dazio consumo a Forlì, da non confondersi con l'omonimo compresone! Libro Nero della polizia ravennate, compilato dal cav. Severi (vedi G. MAJOLI e P. ZAMA, Patriotti e legittimisti delia Romagna, Roma, Vittoriano, 1935).
Quanto all'altro arrestato, trattasi di certo Pio Quattrini, già controllore nel Dazio consumo di Forlì e successivamente a Ravenna, Imola e Bologna. A Imola sì era acquistata pessima fama per la sua venalità e come manutengolo di contrabbandieri.