Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1676>
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1676 Luigi Tòri .
liberaleggiante. Poche ore dopo il suo ingresso a Rimini aveva dato un saggio della sua brutalità scaricando più colpi di pistola dalle finestre della sua abitazione in via Soardi, nel palazzo omonimo, contro giovinetti non dTaltro colpevoli che di canti intempestivi.
Ecco come il Giangi, nella sua prosa abbondantemente scorretta, descrive la scena dell'eccidio*
Poco dopo l'Aveinaria di ieri sera si radunarono sulla Piazza Fontana ad onta che vi siano i due Quartieri della Linea pontificia e 6. Urbana 1) una quarantina di giovinastri e ragazzetti, gente di discreta condizione, molti della plebaglia e defilando a due a due tacita­mente incominciarono a percorrere la città e Sobborghi e radunandosene altre due compagnie circa dello stesso numero ognuna, incominciarono a cantare le solile canzoni liberali strepitando inconvenientemente evviva la Libertà, l'Italia unita, la bandiera dei tre colorì. A questi fu pagato del vino nelle Bettole fuori delle porte da 4, 6 di loro condottieri i più facoltosi.
La gente che come di festivo più del solito era fuori a passeggiare ed a rinfrescarsi ai Caffè, prudentemente pensò di ritirarsi sollecitamente e furono chiuse le poche botteghe apperte e i Caffé. Il chiasso degli ammutinati e il numero aumentò fino a circa 300 persone e unitamente ripassando per la via Maestra giravano il cantone detto di S. Arcangelo e attraversando la strada Magnani su per Ceccarelli, Graziaui, Mattioli Alberto, Semprini Matteo, ripiegavano per la strada dell'antico Ghetto e sullo spiazzale di S. Agostino rivoltavano dietro detta Chiesa, nel vicolo MatioB, poi Scardi, in questo palazzo ewi allogiato il Col. Pontif. Bentivoglio nobile Bolognese ed è questo che sostenne Rieti contro il liberali comandati da Sercognani nella Rivo­luzione in Febraio scorso.
La truppa degli insubordinati continuava pure per quella strada a schiamazzare e gridare i soliti evviva; si dice che le sentinelle del portone Soardi gridassero il chi vive per tre volte; come è facile, a cui non fu posto mente continuando il chiasso, e che pure il Colonnello dalla finestra intimasse la stessa domanda senza effetto. Questa parte non è verificata, ma ciò che segue è certo. Impauritosi il suddetto Off.le di questa unione di popolo che non rispose alle domande di consuetudine scaricò sopra d'esso dalla fcnestra due pistole (tratto non conveniente al coraggioso militare) al qual atto la tumultuosa brigata si arrestò, parte allontanandosi impauriti e molti coraggiosi infieriti dallo sconveniente tratto gridavano all'armi 1 all'armi 1 inveendo con insolenze. Le sentinelle scaricarono i loro fucili contro e poi anche gli altri di guardia in numero di cinque lasciarono cinque colpi sugli imprudenti fra i quali quattro ne rimasero feriti lievemente ed uno mortalmente che è un giovane Federici figlio di pescivendolo. Gli altri sono: P. Bagli di Pellegrino, Pagliarani di Fortunato, Patrignani Fabbro ed un altro che è morto. Si dispersero tosto gli ammutinati e mezz'ora dopo sortivano in 4, 5 pattuglie, di trotto percor­sero tutta la città disperdendo il resto degli ammutinati che in qualche diverse compagnie ritro­varono nelle strade più remote. Fu rinforzata la guardia del Colonnello anche con la Cavalleria all'imboccatura dei vicoli che conducono al palazzo Soardi e (sic) posti so t to l'armila truppa acquar­tierata colle armi cariche restarono in istato ostile tutto il resto della notte che null'altro seguì.
Non esagerava quindi il Baldelli quando, esacerbato dalla imprevista lotta, scriveva al cardinale Bernetti, sotto la data del 22 agosto, che i rigori usati dal Colonnello avevano finito per alienare i pochi rimasti ancora fedeli al Governo, dai quali si sente ripetere che se si potesse transigere con la propria coscienza,
i). Nei cosiddetti Forni , dove ora sorge il Teatro Vittorio Emanuele.