Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1677>
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Cospiratori e reazionari in Rimini dopo la rivoluzione del '31 1677
converrebbe ruggire in Romagna ed unirsi a quella popolazione per far argine al colonnello Bentivoglio . E soggiungeva:
Si sente qui ripetere che più della passata Rivoluzione ha fatto il gran male alla Santa Sede il contegno tenuto da questi e che mentre si sperava venisse egli coll'olivo di pace, siccome gli aveva ingiunto il Santo Padre (?) è anzi venuto eolla folgore della vendetta. Tutti poi cono­scono che colle sole forze pontificie non possono racqoistarsi le Romagne e ridarle al dovere. Dunque agli occhi di tutti sembrano intempestive queste misure di rigore; tatti convengono che non siano autorizzate né dal Santo Padre né dall*Em.za Vostra (e/i, ingenuo BaldclliJ) perchè conducenti ad un fine solo, cioè quello non di diminuire ma di aumentare il numero dei nostri nemici.
E altrove, scrivendo al suo amico Alborghetti, rincara la dose:
Qui (il Bentivoglio) ha commesso un ammasso di arbitrii e di rigori che hanno aumentato anziché rimediato il male. Arresti senza titoli, perquisizioni senza causa, minacele, visite, ves­sazioni; insomma tutto ciò che può fare un uomo per rovinare un Governo già abbastanza debole. Ha perfino avuto la temerità di fermare ed aprire le lettere del Console francese (era a quel tempo il March. Audiface Diotalievi, noto per sentimenti liberali), senza calcolare i danni che possono derivare da un atto che offende i diritti più sacrosanti delle Nazioni. Egli stesso gira per Rimi ni come un forsennato, ferma questi e quegli, fruga le persone e poscia ha la sciocchezza di precettare individui a dover stare da lui lontani 30 passi, quando lo incontrano. 2J Ecco a chi il nostro ottimo Sovrano affida la sicurezza dello Stato I
Il Bentivoglio peraltro, forte delle istruzioni ricevute da Roma, tirava diritto al suo scopo che era in sostanza quello di cogliere il momento propizio per riguadagnare la ribelle Romagna al papa con la forza delle armi; e nella sua brutale semplicità militaresca, trattava l'alto funzionario alla stessa stregua di un qualunque suddito ribelle o sospetto tale, censurandogli la corrispondenza, anche ufficiale, negandogli udienza e sottoponendo a stretta vigilanza tanto lui quanto le persone che.lo avvicinavano.
Il Baldelli, dietro quella furia di inquisizioni e di vessazioni e più ancora imbestialito per i sospetti che ingiustamente, sia pur detto a onore della verità, si accumulavano sopra il suo capo, cercava di difendersi come meglio poteva e,
1) Il conte Giuseppe Alborghetti era stato Segretario Generale della Legazione di Ravenna fino dalla restauratone pontificia del 1816.
2) Narra il Già agi che Lodovico Mengozzì fu Policarpo, flebo tomo, incontrato dal Ben­tivoglio, fu da questi senza alcun motivo fatto perquisire nella via Maestra, di fronte al palazzo Cima. (H Mengozzi, al tempo del cardinale Bivarola, aveva fatto l'abiura nelle mani dell'avvo­cato Agabito Agli insieme col proprio fratello Luigi, entrambi vecchi carbonari. Durante le rivoluzioni del '31 non prese parte attiva contro il Governo ma, come riferisce la polizia, si dimostrò propenso per quelle innovazioni.).
Un altro giovane venne pure affrontato dal Colonnello e minacciato di castigo se non si fosse tagliata la barba, distintivo, come è noto, di liberalismo. Un anonimo delatore riferiva pia tardi al Commissario di Bologna che si era tentato di togliere la vita al Bentivoglio ad opera d*el dot t. Enrico Bilancioni il quale si sarebbe recato più sere armato sui tetti per colpirlo mentre questi stava scrivendo a tavolino. La storiella, parto di abbietta inimicizia di un sacerdote di Mordano e cugino dello stesso Bilancioni, non fu creduta neppure dalla Polizie.
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