Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1678>
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1678 Luigi Tosi
per ingraziarsi il terribile avversario, dietro maldestre confidenze di una guardia doganale, denunzia al Bentivoglio nn complotto formato per rapire il cannone della Scorridora , specie di legno leggero che faceva servizio al Cesenatico al comando del tenente di marina Vincenzo Alessandrini. E il Bentivoglio, con fine ironia, elogia la novella prova del suo deciso attaccamento e lo assicura che il complotto è una spiritosa trovata, anche perchè il cannone della Scorri­dora... non è mai esistito! *1
Allora il Baldelli perde addirittura la testa. Invaso .per cinque giorni da una convulsione da non poter stare in piedi, tanta è la bile che gli* si è mossa, il 22 agosto, come si è visto, manda un lungo rapporto al Segretario di Stato , cui fa seguire il giorno dopo per istaffetta un secondo rapporto; scrive lettere su lettere al Tesoriere Generale (oggi diremmo Ministro delle Finanze), cardi­nale Mattei; tempesta di querimonie il fedele amico Alberghetti; interessa delle sue disavventure riminesi il cardinale Soglia e altre personalità della Corte. Non contento del chiasso sollevato, suscita nuovi imbarazzi al Bentivoglio scri­vendo reclami contro di lui al cardinale Albani, sia a nome della Rosa Carlini, sia in favore del dottor Lancellotti, amministratore del conte Ruffo (altro conoseiutissimo liberale) il cui appartamento era stato dal Bentivoglio requisito. Nella esaltazione che lo accieca manifesta perfino propositi di suicidio che met­terebbe in effetto... se ne avesse il coraggio e pone il dilemma: o il Benti­voglio viene richiamato da Rimini oppure egli se ne andrà in Carpegna a fare il pecoraio! Dio sa (sono sue parole) se io odj le sètte e i settarj; ma le circo­stanze sono tali, la vita mi preme tanto, che dopo i corsi pericoli sono stato costretto di dissimulare, di far buon viso a tutti . Qui sta forse tutta la spie­gazione della sua ambigua condotta; ma era accaduto intanto che per far buon viso a tutti, il poveruomo si era guadagnato il disprezzo degli uni e il sospetto degli altri. Bisognava, come saggiamente gli suggeriva l'AIborghetti che per essere stato dodici anni a Ravenna ben conosceva la Romagna, biso­gnava riconciliarsi, e presto, col Bentivoglio, a costo di qualsiasi umiliazione.
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A Roma, proprio in quei giorni, la Corte era angustiata da ben altre preoc­cupazioni. Erano giunti, fin dal 31 agosto, i Deputati delle Provincie di Bologna,
1) Se in quella occasione il Baldelli fu vittima della propria credulità, è doveroso soggiun­gere che cinque mesi dopo seppe prendersi ima clamorosa rivincita col segnalare al cardinale Albani, e questa volta trattavusi di cosa certa, nn tentativo di sbarco, pure a Cesenatico, di ben quattro cannoni di grosso calibro e di duecento fucili, gli uni e gli altri destinati ai rivoluzionari. Le armi furono prontamente sequestrate e trasportate a Rimini dove vennero prese in con­segna dal capitano Zavagli. Inutile dire che il Baldelli trasse motivo da quella operazione per dare una novella prova a della fedeltà sua al Governo. Sulla une ingloriosa di quelle armi carità di patria ci impone il silenzio.