Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1681>
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Cospiratori e reazionari in Rimini dopo la rivoluzione del '31 1681
dicasi del Tesoriere generale. H Camerlengo, poi era su tutte le furie per le villanie usate al Direttore delle poste (o, come allora dicevasi, delle poste-let­tere), Gaetano Marchesini, per la manomissione della corrispondenza.1) Quanto al cardinale Bernetti, questi se l'era cavata dicendo: Già è un romagnolo e tanto basta! . C'era voluta tutta la buona volontà e la devota amicizia dell'Alber­ghetti per calmare quella gente. Il Bernetti alla fine si arrese e perdonò gli eccessi del Baldelli, ritenuto colpevole di sola leggerezza. Del resto a Roma erano più che persuasi che gli stessi suoi rapporti coi liberali fossero per paura e per amor della vita, e non gli avevano dato peso. Qualcuno vorrebbe mischiarvi anche un po' di galanteria per la moglie di uno di essi (ahi! ahi! quella Rosa Carlini). Insomma, non si dubita dei vostri sentimenti, ma si vorrebbe che le apparenze non li smentissero. Voi conoscete Bianchini di Ravenna; egli era un fedelissimo Papalone; la paura della trombonata a Lausdei lo fece entrare nelle sètte ove sempre è rimasto ed ha molto figurato nell'ultima rivoluzione. 2)
H Baldelli, infatti, non fu toccato. Per evitargli che anche una semplice lettera potesse avere l'apparenza di un richiamo, si decise di non rispondere ai suoi rapporti. Di più, nella faccenda del Lancellotti che era stato perfino posto in carcere e costretto a firmare una dichiarazione di recesso a una sua protesta giudiziaria, la Corte pontificia impose al Bentivoglio di presentare le sue scuse
9 II Marchesini vecchio carbonaro e massone di Bologna e un tal Bicchieri, distributore postale; furono nei primi di settembre 1832, probabilmente per motivi politici, trasferiti il primo a Terracina e l'altro ad Acquapendente, d'ordine del Bernetti. La direzione delle poste, che allora contava, compreso il capo, ben tre impiegati, venne assunta da un tal Dadi, o Daddi Enrico di Castelviscardo. Pel Marchesini, che nella rivoluzione del febbraio aveva accettato il posto di Direttore delle poste di Bologna in sostituzione del cav. Rusconi, v. La Rivoluzione del 1831 nella Cronaca di Francesco Rangone, a cura di G. NATALI, Roma, Vittoriano, 1935, p. 16, e: Arch. Legatizio Forlì, atti segreti, busta 109, anno 1832, tit. IX, polizia, n. 5375 e R. PTEBANTONI, 1 Carbonari dello Stato Pontificio.
2) L'episodio cui allude l'Alborghetti avvenne la notte del 10 marzo 1819 in cui Giovanni Lausdei imolese, direttore della Polizia provinciale di Ravenna, rimase ferito da due sconosciuti. Come complice del tentato omicidio fu condannato in contumacia a cinque anni di galera, dalla Commissione Invemizzi (sentenza 4 settembre 1828), Tommaso Quattrini, esule in Francia. D Lausdei, scampato alla fucilata, fu poi trasferito in un paese presso Roma. (Vedi L. BAVA, Angelo Frignoni e il suo libro La mia pazzia nelle carceri, Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1899, p. 265, e ED. FABBRI, Sei anni e due mesi della mia vita, Roma, Bontempelli, 1915,
p. exerv.
Gaetano Bianchini, il cui nome figura anche nel citato libro nero della polizia di Ravenna, era stato ispettore di polizia fino al 1823; venne poi destituito perchè compreso nei processi del Rivarola che lo assoggettò al precetto politico. Arrestato per ordine dell1 Invemizzi si Uberò con la cosidetta a spontanea . Fin) amministratore di casa Guiccioli.
La polizia di Ravenna dava di lui le seguenti informazioni:
Impiegato Guiccioli e pensionato del Governo. Come ispettore politico fu dall'E.ino Rivarola posto in quiescenza, avendolo ritrovato infedele, ora serve in casa Guiccioli. Pratica la farmacia della Valle ed è instancabile oratore contro il Governo pontificio .
(Vedi T. CASINI, Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano Primo Uccellini, Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1898, passim; e: Patrioti e legittimisti delle Romagna, eit., p. 78).