Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1685>
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Cospiratori e reazionari in Ri mini dopo la rivoluzione del y31 1685
Desideroso di far ritorno a Forlì, scriveva a quel vescovo che bramerebbe far passaggio negli uffici della Legazione per non dover trovarsi col Signor Baldelli . *> Questi però seppe ogni volta parare i colpi avversari e far stornare i sospetti di cui si era circondato. Reso esperto dalle vicende, aveva saputo dominare i pro­pri impulsi e si destreggiava ora col mettere in evidenza presso il Tesoriere Gene­rale e il Visitatore Galanti, che non gli risparmiavano elogi né incarichi di fiducia, la sua indiscussa competenza in cose di Finanza, l'abilità dimostrata nel riscuo­tere i tributi e soprattutto l'attività nel reprimere la triste piaga del contrab­bando che in tutto lo Stato Pontificio e più particolarmente a Forlì, pel vicinis­simo confine toscano della Rovere, costituiva un male cronico e recava danni ingenti all'erario. Grossi commercianti di Forlì e di Ravenna, cui tenevano mano audacissimi a spalloni e preti ricettatori, ardivano fin sotto gli occhi dei compia­centi e corrotti finanzieri (o presentine come li chiamava il popolo) introdurre per insalizione delle mura urbane o addirittura lungo lo stradale toscano, le merci che contrabbandavano dal porto di Livorno. A costoro si aggiungevano gli ufficiali del presidio austrìaco cui pareva lecito introdurre giornalmente ogni sorta di merci a mezzo di un furgone e di sottrarsi, anche con la violenza, alla visita e al pagamento dei dazi; donde pratiche interminabili e non sempre deco­rose fra le autorità pontificie e i comandi austriaci.
Fin dal 1823 circolava per la Romagna una morsa falsificata per bollare in frode i tessuti. Ideatore dell'ordigno, secondo una confidenza pervenuta al Bal­delli e al Tesorierato generale, sarebbe stato Nicola Regnoli, liberale di grande se non chiara fama, per più anni Segretario del comune e, all'epoca della rivolta, nominato in egual grado presso il Gomitato rivoluzionario; carica quest'ultima che tenne per pochi giorni perchè, minacciato di pugnale, dovette dimettersi. *) Riferiva infatti il confidente che il Regnoli aveva fatto costruire la morsa da un abilissimo artefice, certo Sebastiano Teodorani, di lui cognato, mentre le casta­gnole erano state incise a Firenze da altro parente del Regnoli; che il cordoncino veniva spedito da Roma da un tal Rossi o De Rossi, impiegato nel Tesorierato.
All' inafferrabile ordegno il Baldelli, coadiuvato dal sergente Nicola Mordini (anello stesso che divenuto tenente sarà poi ucciso nel 1846 da un contrab­bandiere al quale teneva il sacco), 3) dette una caccia spietata quanto infrut­tuosa; a lui si aggiunse, sempre inutilmente, il vigilantissimo colonnello Freddi. La cattura della falsa morsa costituiva pel Baldelli un debito d'onore; non furono
i) In Archivio Legatizio di Forlì, Atti segreti, busta 182, anni 1840-1843.
S) So Nicola Regnoli vedi L. Tosi, La rivoluzione forlivese del 1831, in Forum Limi, maggio-giugno 1928.
3) Autore dell'omicidio fu Fai Bronzanti Arti doro, detto a Dario, d'a. 28, cappellaio di Cesena, clic con sentenza 25 ott. 1851 fu condannato a 20 anni di galera. (Cfr. C. TIVABONT, L'Italia degli italiani, Torino, Roux Passati e C, 1895, voi. I, p. 177, dove però il Mordini è detto erroneamente Moschlni).
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