Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1686>
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1686
Luigi Tosi
perciò risparmiate le cure più assidue uè gli allettamenti di premi; si predispo­sero, con ogni segretezza e vennero eseguite improvvise perquisizioni nel negozio di un grosso commerciante di Ravenna, certo Vitali; altra sorpresa venne tentata a Cesena; ma, o che la contraffazione fosse così perfetta da trarre in inganno anche i periti o che il servizio di controspionaggio funzionasse egregiamente, la Finanza non riusci per lunghi anni a mettere le mani addosso alla tenaglia di cui tatti pubblicamente parlavano e dei cui illeciti guadagni si era arricchito il Regnoli.
Fu soltanto nel maggio del 1835, come ci fa sapere il Giangi, che l'ordegno venne finalmente sequestrato, per puro caso, sulla via di Verucchio al mereiaio riminese Sante Biondi detto Picciafuoco . E così passò anche questo incubo pel Baldelli.
I moti politici seguiti nel 1843 e nel 1844, che pur tanto commossero le popolazioni di Romagna, non ebbero tra i liberali forlivesi che spettatori inerti ed inermi; onde pel nostro Baldelli non si rinnovarono i guai del '31. Anzi, fino almeno dal 1842 egli era stato nominato Ispettore generale delle Dogane per le quattro Legazioni e in tale sua nuova carica s'incontra nelle carte ufficiali fino al 1846 saltuariamente a Forlì, a Lugo e a Bologna.*)
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Gaetano Carlini era stato arrestato, come s'è visto, il 16 agosto 1831 perchè gravemente indiziato di sobillazione di militari. Nella perquisizione fattagli, come narra il Giangi, gli si rinvennero un fucile e tre spade civili che potevano benis­simo far parte del suo vestiario comico essendo tanto lui quanto la moglie dilet­tanti di recitazione e di non scarso valore.
All'annunzio dell'arresto, non è a dire come il Baldelli, inviperito per l'ugual sorte toccata al Palmerini, prendesse a cuore la difesa di entrambi. E poiché il Bentivoglio si mostrava irremovibile, pensa di spedire Rosa Carlini a Urbino e a Pesaro presso il cardinale Albani che ricevette assai umanamente la donna, ne ascoltò le suppliche e la rimandò a Rimini con un proprio dispaccio da conse­gnare al Bentivoglio. Ma <ruesti sdegna di ricevere il piego e respinge la supplicante.
L'esasperazione del Baldelli diventa allora morbosa. Già fin dal 23 set­tembre indirizza all'Albani, a nome della Carlini, una requisitoria contro il
*) Nei registri parrocchiali di S. Mercuriale il Baldelli figura però censito fino al 1847, unitamente ai fratelli Giulio, Giosuè e Leonardo (la moglie gli era morta il 4 marzo 1834 in gio­vanissima età). Nel 1848 sono censi li soltanto i suddetti tre fratelli; nell'anno successivo neanche di questi si ha più traccia.
La famiglia Baldelli, secondo il Bava, era originaria della Romagna toscana. Non è stato possibile accertare il luogo né la data di decesso del nostro, nonostante le ricerche fatte a Forlì e -Ravenna, in questa ultima città dal Gav. Adelchi Grìselli.
Dei sopranominati fratelli, Giosuè era sacerdote; Leonardo, già sostituto di Cancelleria a Cervia, passò sostituto suo cessante nei Tribunali di Ravenna e di Forlì; un altro fratello, a nome Felice, era impiegato nel Dazio consumo di Ravenna e mori a Forlì il 17 marro 1838.