Rassegna storica del Risorgimento
RIMINI ; MOTI 1831
anno
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1936
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pagina
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1689
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Cospiratori e reazionari in Rimini dopo la rivoluzione del *3l 1689
porporato il prendere quella risoluzione che ritenesse Opportuna; e questa fu presa il 27 febbraio, come ci fa conoscere una postilla a tergo della domanda che dice: Risposto negativamente')).
L'esìlio forlivese fu peraltro dì breve durata. Nel mese successivo, per con-cessione della Suprema Segreteria di Stato, egli poteva far ritorno a Rimini, destinatagli come luogo di relegazione e perciò sottoposto a rigorosa sorveglianza: arte sopraffina, come scrive il Trovanelli, la quale pareva in tal modo voler quasi rendere odioso ai patriotti il loro dolce nido. già nell'aprile seguente il cardinale Bemetti, cedendo ad analoghe raccomandazioni del marchese Pau-lucci, gli permetteva di recarsi con la moglie a Pesaro a far parte di una Compagnia comica. Ritornato in patria dopo qualche tempo e ottenuto un impiego presso l'Amministrazione Torlonia, non aveva cessato di mantenere, sebbene con maggior prudenza e cautela, le vecchie relazioni, non tanto però da sfuggire all'occhio vigile della polizia e alla malvagità dei delatori anonimi che lo segnalavano al Prolegato come uno dei principali faziosi, insieme con Enrico Serpieri, il conte Giuseppe Baldini, Pietro Renzi, il francese Vittorio Tisserand, Luigi Brunelli, i Pedrizzi, il conte Ruffo, Ottavio Bottoni, Pietro Pivi e moltissimi altri Trentunisti .
Dei nomi di costoro sono pieni i carteggi segreti della polizia pontificia in quegli anni terribili in cui la reazione, imperniata nel cardinale Bernetti che da Roma raccomandava ai Legati la maniera forte, aveva in Forlì, come implacabile esecutore, il tristissimo colonnello Freddi, mentre a Rimini imperavano il marchese Bernardo Zacchia, Governatore, succeduto all'Antimi sul finire del '32, ed Ettore Zavagli, Comandante di Piazza, Vice console austro-toscano e, più tardi, Comandante dei Centurioni. I due commessi politici Luigi e Carlo Bel-trameili, entrambi soggetti da forca, come li definiva la pubblica voce, completavano la compagnia. Anni di dolori e di martìri in cui i liberali d'ogni classe sociale, dal nobile all'artigiano, dall'impiegato al sacerdote, dal possidente al professionista, s'eran data la mano a riprendere giorno per giorno, in una lotta diseguale e talvolta feroce, il pericoloso lavoro delle cospirazioni che i rovesci del '31, anziché fiaccare, avevano acceso di maggiore ardimento.
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Volgeva intanto alla fine l'anno 1833 che rimarrà celebre, non fosse altro, per l'inquadramento ufficiale dei Volontari Pontifici. Ben presto anche a Rimiai si formò una compagnia di circa 140 uomini tratti la maggior parte dalla campagna e tra gli elementi più torbidi e facinorosi. Ne fu comandante col titolo di Sottoispettore distrettuale, un Giacomo Tacchi che teneva farmacia nella piazza della Fontana, detto dai concittadini la Maschera ; uomo prepotente con gli tuniU, pavido nell'ora del pericolo. Suo luogotenente fu Marco Fabbri, legale,