Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI ; MOTI 1831
anno <1936>   pagina <1691>
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Cospiratori e reazionari in Rimini dopo la rivoluzione del '31 1691
il Governo amato di sapere cose assai più interessanti di alta politica, egli sinceramente BÌ sarebbe prestato a rivelarle, giacché aveva purtroppo potuto conoscere la iniquità dei suoi confratelli , e chiedeva in compenso la libertà. Ma, a meglio illustrare l'imperdonabile debolezza del Pedrizzi e le inique arti dei seduttori, vai meglio riprodurre quanto il colonnello Freddi scriveva, il 31 luglio 1834, al cardinale Commissario:
Tatto ponderatosi dal Gottardi, vero suddito fedele del nostro amato Sovrano, in via riservatissima ne fece a me confidenza per combinare il modo che il Pedrizzi svelasse l'arcano a lume della S. Sede e perciò ambedue ieri mattina ci portammo alle carceri (della Rocca di Forlì) tenendo col Pedrizzi un segreto abboccamento sull'anzidetto proposito.
In questa circostanza ho l'onore di assicurare 1*E. V. Rev.ina che il medesimo con tutta sincerità protestava di voler essere utile al Sovrano detestando le nere trame dei settari suoi colleghi e palesò che 15 giorni fa, chiamato in S. Marinò, gli venne comunicato dalli colla (sic) rifuggiati Borghesi, Fabbri, dott. Bergonzi e specialmente dal Belzoppi che d'intelligenza uffi­ciale col Ministero di Francia si stava organizzando una nuova Congregazione per aprire un Governo costituzionale formando i Capi di nuove persone e tirando fila ben diverse di quelle poste in opera in passato; che per la Romagna assunto aveva l'impegno sulla formazione di questi capi il famoso conte Baldini Riminese, il quale spedi tosto a S. Marino il settario Enrico Serpieri (pur involato nel processo di Rimini) onde ottenere dagli incaricati colà ri foggiati come sopra, le opportune istruzioni; che per lo Stato Toscano agiva il dott. Gherardi di Arezzo coi esso Pedrizzi inviò una lettera consegnatagli dal Belzoppi, concorrendovi pure parte della corte di Napoli. Piti di cosi non potè per ora manifestare il ripetuto Pedrizzi, giacché l'avvenuto suo arresto ne' giorni che si stavano stabilendo le massime, gli precluse la strada agli ulteriori conoscimenti; ma protesta in oggi di assumere l'incarico di tutto iscuoprire e di porgere nelle mani del Governo i materiali opportuni che vanno a smascherare il nuovo macchinato tradi­mento, le quante volte V. E. Rev.ma voglia concedergli la pronta libertà perchè possa in prò* posito agire.
La dimissione del Pedrizzi avvenne infatti nella prima quindicina di agosto, con le dovute cautele, come raccomandava il cardinale B emetti, ad evitare che i censori sfrenati, di cui non vi ha penuria, e gli oziosi ne parlassero con discre­dito del Governo . Dal canto suo il Pedrizzi, a mascherare l'obbrobrioso patto, d'intesa col colonnello Freddi rilasciava ai fratelli di Costantino Bagli una dichia­razione con cui asseriva di aver subito in carcere minacce tali da farlo prorom­pere in dirottissimo pianto e confessare quel tanto che non sapeva in pregiudizio dei suoi condetenuti.
Resosi impunitarlo di delitti non commessi e rientrato ira i vecchi compagni di cospirazione, li tradiva scientemente, denunziando i loro disegni e le loro mosse al colonnello Freddi. Io stesso so appieno, scriveva il giudice Gottardi al Pro-commissario di Bologna, monsignor Lucciardi, in data 6 ottobre 1834, quali ragguardevoli servizi abbia dippoi prestati al Governo il ripetuto Pedrizzi sulle nuove trame ordite dalla sètta dei Faziosi, poiché arrestatosi il famoso Domenico Belzoppi di S. Marino, ini delegato a costituirlo coi materiali che mi vennero