Rassegna storica del Risorgimento
RIMINI ; MOTI 1831
anno
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1936
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pagina
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1693
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Cospiratori e reazionari in Rimini dopo la rivoluzione del '31 1693
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Chiuso il processo Fabbri, la cospirazione riminese degli scampati alle galere prosegui tenace e serrata, nonostante le recenti delusioni per l'esito infelice della spedizione di Savoia. Alimentavano le speranze dei liberali le notizie che pervenivano dall'estero sulle novità di Spagna e di Portogallo e il sogno di un intervento francese con relativo sbarco nelle coste adriatiche. Riferiva nel '34 un informatore del colonnello Freddi come iriminesi s'illudessero appunto sull'appoggio di Luigi Filippo che avrebbe in breve ridotta l'Europa tutta Ubera e costituzionale. Centro della rivolta contro quel caotico Stato Romano, era in Rimini il Club dell'Infermo , la casa cioè del conte Giuseppe Baldini dove seralmente convenivano i migliori liberali. Altri luoghi di convegno erano le abitazioni di Domenico Paolucci, impiegato comunale, di Giuseppe Corsi, dei Brunelli e di Pietro Pivi, nonché alcune ville sul Covignano. Di là la cospirazione prorompeva nelle piazze, nei pubblici ritrovi, e specialmente nel teatro dove le serate di gala fornivano pretesto a dimostrazioni con lancio di manifestini tricolori. Continui erano i libelli infamanti il pontefice, i cardinali, i volontari e il vescovo Gentilini. Non infrequente era il caso che i cittadini trovassero la città tappezzata di bandierette e coccarde tricolori. Più. specialmente erano presi di mira la farmacia Tacchi, covo di sanfedisti, il tenente Fabbri e perfino il maggiore austriaco e i più noti papaloni . L'audacia dei liberali era giunta al segno di mandare al colonnello Freddi, una serica coccarda tricolore accompagnata da una spropositata lettera minatoria a firma I Barbuti J>. r) La polizia, impotente ad arginare la rivoluzione, si sfogava con arresti arbitrari e perquisizioni, quasi sempre infruttuose; in mancanza di elementi, ricorreva all'intimazione del precetto politico.
Gli anni che seguirono, dal 1834 al 1848, con cui si concluse il periodo eroico del liberalismo, furono oltremodo tristi per la città di Rimini che vide illanguidire i commerci, preclusi gli studi e gli impieghi alla gioventù compromessa nelle ultime vicende, oppresse le classi agiate da un intollerabile prestito forzoso, nelle carceri e nei reclusori o in esilio molti dei cittadini, soggetti a odiosa sorveglianza quelli rimasti liberi in patria.
Nonostante ciò, la cospirazione aveva ripreso la sua vasta opera; ai trentu-nisti, fatti più temperati e prudenti per l'esperienza dei sofferti dolori, s'andava sovrapponendo la nuova generazione, ansiosa di agire sotto il nuovo impulso della Giovane Italia . Fu in questo ardente periodo di preparazione che Rimini espresse il suo più puro eroe; e la luce di Giovanni Venerucci, riscattando
1) Il cimelio, ancor oggi conservatissimo, è ora esposto noi Museo del Risorgimento di Forlì insieme a una treccia di capelli che la dolce e sventolata Teresa , di cui parla Emilio Renzetti nei suoi Spizzichi di cronaca riminese, inviava a Pietro Renzi in carcere.
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