Rassegna storica del Risorgimento
FERRI CRISTOFORO ; GIORDANI PIETRO
anno
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1936
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pagina
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1717
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LIBRI E PERIODICI
G. BOURCTN e J. GoDECnOT, L'Italie et Napoléon (quatrième Cahier de la Revolution francaise); Parigi, Librniric da Rccueil direy, 1935, in 8, pp. 80, s.p.
E opportuno clic non passi sotto silenzio, da noi, il piccolo volume, dedicato esclusivamente all'Italia durante il periodo napoleonico, pubblicato lo scorso anno dal Centro di studi della rivoluzione francese presso l'Università, di Parigi,
Sono due saggi brevi ma assai interessanti; non tanto perchè molto ben informati, ma soprattutto perchè ci provano con evidenza che anche oltralpe si fa strada sempre più la convinzione di una genesi autonoma del nostro Risorgimento, al quale i moti di Francia avrebbero giovato unicamente come di stimolo.
Nel primo saggio Giacomo Godechot, ben noto per i suoi studi sull'organizzazione militare sotto il Direttorio, ci tlà un succoso ma chiaro profilo dello spirito delle armate repubblicane in Italia durante le campagne napoleoniche mettendo segnatamente in risalto la politica dei governanti e dei generali.
Mette conto di esporne brevemente il contenuto, anche per la novità di alcune after inazioni.
H Godechot ritiene inesatta la credenza sinora seguita che i soldati francesi costituissero una banda di saccheggiatori discesi dalle Alpi per devastare le più fertili pianare del mondo .
Quando alla fine del marzo del 1796 Napoleone prese il comando dell'armata, questa comprendeva 40.000 uomini di diversa origine, ma per la maggior parte ardenti repubblicani, per i quali la guerra era la guerra di tutti gli nomini liberi contro i tiranni coalizzati . Abituati a battersi contro i realisti dell'interno della Francia, essi non esiteranno a perseguitare gl'Italiani che non siano disposti ad accettarli come salvatori. Non un esercito, dunque, denudato e senza ideali, ma già materialmente organizzato per la prossima offensiva e moralmente preparato, accompagnato da una schiera di rivoluzionari italiani, incaricati di provocare agitazioni e rivolte nei paesi che saranno a mano a mano conquistati.
L'armistizio di Cherasco, che dai più verrà giudicato come un atto di insubordinazione (il Direttorio perà non oserà manifestare troppo apertamente il suo malumore) interrompe di un tratto il movimento che si era di già iniziato in parte in Piemonte in favore dei Francesi; le truppe stesse sono ora obbligate, in ricambio della sospensione delle armi, a reprimere i moli di conserva con i soldati piemontesi.
Ma Cherasco non è che <c un corto respiro per l'armata, la quale è lanciata a inseguire le sol-dateche austriache con la famosa traversata del Po a Piacenza e, soprattutto, con la celebre battaglia di Lodi.
L'entrata in Milano avviene tra l'entusiamo generale. Anche coloro che sino allora si erano dimostrati i più accaniti conservatori accolgono con gioia l'ormata glorioso che ha già riportato tante clamorose vittorie. Ogni casa si disputa i soldati; gli ufficiali hanno accesso libero e gradito nei palazzi più sontuosi. E le truppe e i comandanti si ammolliscono, tanto più che ormai tutti nuotano nell'abbondanza perchè Napoleone, contrariamente alle intenzioni del Direttorio che avrebbe voluto fossero inviate in Francia le fortissime contribuzioni imposte alle terre conquistate, concede facilmente larghe paghe come compenso dei disagi sofferti.
Gli effetti non tarderanno a manifestarsi. Castiglione e Passano sono ancora conquiste agevoli, ma ad Arcole le enormi perdite segnano l'inizio di un generale scoramento. D morale ogni .giorno vien meno. Si giunge persino ad invocare a gran voce la pace. E incalzano le richieste a Parigi di aiuti e di rinforzi.
Giungono frattanto dalla Francia notizie tutt'nltro che consolanti: le elezioni dell'anno V hanno dato un gran colpo ai repubblicani e: i realisti minacciano lo Stato. Le lettere frequentissime dei generali e dei soldati dell'armata in questo periodo agitato rivestono una particolare
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