Rassegna storica del Risorgimento

FERRI CRISTOFORO ; GIORDANI PIETRO
anno <1936>   pagina <1718>
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1718
Libri v periodici
importanza: tutti ri proclamano pronti a difenderò ad ogni eosto, se saranno richiamati, i tratti delle loro vittorie e tutti concordano nel consigliare una et santa insurrezione , la sola che possa salvare la Costituzione e il Direttorio. E in -verità il colpo di Slato del 18 fruttidoro è realizzato dall'armata d* Italia, la quale, però, non ottiene, per l'ai ti io prestato, alcun notevole vantaggio. Affidata al generale Berthicr (Napoleone è rientrato a Parigi, trionfalmente accolto), eBsa ri deve accontentare dello somme accordatele dalla repubblica cisalpina costituita in Stato regolare, e le somme sono troppo esigue per far fronte alle spese ingenti e alle abitudini contratte di feste e di splendore.
Comincia a serpeggiare tra le file dei soldati la miseria per il ritardo delle paghe; Ut divi­sione dell'armata in due corpi, l'uno a Roma e l'altro ncIT Italia del nord, aggrava la situazione. I realisti (la divisione Bernadotte ha sempre conservato Usuo attaccamento ai moderati) appro­fittano delle circostanze per promuovere rivolte: fatti gravi d'indisciplina avvengono a Lodi,a Mantova, a Castelnuovo, a v'aleggio, a Salò, ma a Roma, soprattutto, per 5 giorni regna un grande disordine. Gli ufficiali siedono in permanenza al Panteon dichiarando di non valer rico­noscere come loro capo il generale Masscna; gli abitanti colgono l'occasione dei dissensi nel­l'esercito per insorgere. Nessun ordine di Masseria viene eseguito ed egli certamente sarebbe stato assassinato dai BUOÌ soldati se il 18 marzo un improvviso richiamo del Direttorio non lo avesse destinato altrove.
La seconda coalizione tra l'Austria, l'Inghilterra, la Russia, la Turchia e gualche altro Stato minore si forma appunto in un momento cosi difficile per l'ormata, hi quale perde anche il favore dei patriotti italiani del 1796, messisi ormai olla testa delle bande rivoluzionarie, perchè disil­lusi e stanchi anch'essi degli eccessi di ogni specie commessi spudoratamente in Italia dalle truppe francesi.
1 armata retrocede senza posa di fronte all'incalzare degli avvenimenti : alla fine del 1799 essa non occupa che poco più del territorio occupato all'inizio delle operazioni, nel '96; ed è affa­mata e scalza e miserabile ben più. che non allora! La parabola sta per finire il suo corso; ma in quattro anni l'armata gloriosa ha compiuto imprese talvolta leggendarie. E ha un merito sopra ogni altro, secondo il Godechot : di aver destata l'Italia all'indipendenza ed alla libertà . Con­clusione che noi accettiamo, ma che avremmo voluto fosse stata, nello studio pregevole del Godechot, alquanto più esplicita e più concreta.
Più significativo invece, per noi, e più degno di particolare considerazione, anche se, in verità, non porta sull'argomento trattato alcun nuovo contributo notevole, è il saggio che segue, dovuto ad un valoroso ed appassionato conoscitore delle cose nostre, Giorgio Bourgin. Il quale avverte giustamente che la storia della dominazione napoleonica in Italia, benché sia stata sinora studiata in molte opere e in molti articoli dispersi, ma fondati su di una folla di importanti documenti, non ha ancora trovato, in Francia e in Italia, una sìntesi definitiva. Tuttavia egli crede sia perfettamente conforme al vero ciò che si va sostenendo da noi da qualche anno, sulla base di una sempre più rigorosa documentazione; essere cioè il Risorgimento italiano un feno­meno essenzialmente indigeno, le cui origini vanno fatte risalire almeno al '700. Dna corrente di pensiero liberale sin dal periodo dell'egemonia spagnuala continua a mano a mono oscuramente il suo cammino che si fa sempre più chiaro e deciso con il progresso dei tempi, si che in Italia audacie rivoluzionarie e patriottiche si verificano prima ancora che la Francia avrà dato il segnale e l'esempio > dell'insurrezione. Napoleone venendo in Italia trova gli Italiani già pronti ad accogliere le nuove idee e pieni di speranza che egli voglia dimostrarsi, alla prova, l'assertore vero dei loro diritti.
Ma come si comporta verso la sua patria il grande Corso ? D Bourgin distingue tre periodi nella storia dei rapporti tra la Francia e l'Italia durante la rivoluzione e l'impero.
Ne 1796, iniziandosi le campagne d'Italia, ri hanno nella penisola innovazioni politiche rag-g nardevoli, ma si è ben lontani dalla unificazione sognata dalla maggior parte dei patriotti italiani. Nel 1800 le mire dittatoriali di Bonaparte non saranno più impedite come lo crono all'epoca del Direttorio ; ma non si fisseranno né allora né mai sub" idea e sul proposito di un'unità integrale del popolo italiano che continuerà a vivere in tanti Stati distinti. Napoleone senza dubbio ha dovuto portare la sua attenzione su quest' Italia la cui lingua e cultura e storia cran a lui tanto familiari; ma è assai difficile trovare nei suoi scritti e nei suoi atti una continuità e una linea decisa di orientamento per quanto riguarda il nostro paese. Tutte le espressioni dirette e