Rassegna storica del Risorgimento

FERRI CRISTOFORO ; GIORDANI PIETRO
anno <1936>   pagina <1719>
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Libri o periodici
1719
indirette di cui Bono pieni i tosti dell'epoca vanno considera te in rapporto olle speciali condizioni del momento, ma non valgono punto ad assicurarci (ed è qui Terrore in cui son cadati quasi tutti gli storici francesi) sulla bontà e sulla sincerità delle intenzioni del generale.
Negli ultimi suoi anni Napoleone invece si fa apertamente partigiano dell'uniti e della libertà italiana; ma non convien dimenticare che è codesto il periodo in cui egli vuol crearsi e la sua propria leggenda per l'avvenire . In realtà Napoleone, dal suo intervento negli affari della Corsica sino agli ultimi anni di governo, vede nell'Italia essenzialmente, un paese che ha una grande riserva di nomini e di ricchezze, la quale potrà in ogni momento giovare ài suoi disegni ambiziosi.
Ma se egli ha commesso verso l'Italia indubbiamente gravissimi errori, la Francia è a a mal­grado di Napoleone e per lui, associata alla costituzione dell'Italia libera e una: ai tentativi rivoluzionari italiani partecipano attivamente e calorosamente alcuni napoleonidi; napoleonidi sono Eugenio de Beauhaxnais e Gioachino Murat ; e nel 1859 è ancora un napoleonide che contribuirà efficacemente <t allo sforzo cavourriano della liberazione .
Tutto ciò che sopra è brevemente esposto corrisponde perfettamente alle nuovo vedute della storiografia fascista intorno al problema delle origini del nostro riscatto nazionale (origini indiscu­tibilmente spontanee); e noi siamo ben lieti che codesto riconoscimento ci venga soprattutto dalla Francia, alla quale gli storici di ieri attribuivano, con certezza sicura, il vanto d aver aperto a noi le vie dell'avvenire.
MARINO CIBAVECNA
A. ZIEGER, Camillo Zancani, Ugaribaldino dell'Alto Adige; Roma, Stamperia Moderna, 1936-XIV, pp. 101, Vii tav. f. t.
L'A., già dieci anni or sono, nel suo studio: Le vicende di un patriota ignorato: Camillo Zancani, tracciava l'avventurosa esistenza di questo valoroso garibaldino. La personalità del Zancani, però, il fatto che, come i Bronzetti, era nativo dell'Alto Adige, il fortunato ritrovamento infine, dopo quel primo saggio, di altri documenti, determinarono l'A. alla pubblicazione di questo nuovo lavoro che vide la luce nell'ultimo fascicolo dell'Archivio per l'Alto Adige.
Camillo Zancani, nato ad Egna nel '20, volle dimostrare con una vita di ardente patriot­tismo come anche la sua terra natale fosse concorde ncll'aspirare all'unità politica nazionale, all'ideale impersonato dall'eroe dei due mondi.
Ottima quindi fu l'iniziativa del senatore Tolomei che volle promuovere l'erezione di un busto a quell'eminente figura garibaldina ad Egna, sua patria, ed opportuna la rievocazione dello Zieger che ne traccia la vita dalle radiose giornate del marzo '48 a Trento, dove il giovane Zancani si segnalò per ardire patriottico ed audacia combattiva e dalle prime sue imprese guer­resche nelle file dei Corpi Franchi di Schio in Vali arsa, alle campagne del '59 nei Cacciatori delle Alpi* del '60 coi Mille di Quarto ed infine in quella del '66, sempre con Garibaldi, nel Trentino, dove, nel combattimento di Cimcgo venne gravemente ferito.
Dopo il '48, il Zancani era stato presente su quasi tutti i campi di battaglia, dimostrando coi fatti, assieme a molti altri conterranei, l'italianità della sua terra.
L'A., con un ricco corredo di documenti, accanto alla partecipazione del Zancani alle leggendarie imprese delle Camicie rosse, illustra anche la sua meritoria e temeraria azione segreta di cospiratore, intesa a realizzare la redenzione della sua terra, mantenendo diretti contatti con Garibaldi che lo stimava assai, come risulta dalla corrispondenza che ebbe con lui e che il Zieger riporta.
Purtroppo, quell'anima fervente e modesta che aveva agito in silenzio, doveva in silenzio spegnersi, nell'88 a Venezia, povero, solo, dimenticato, senza il conforto di veder la sua terza natale congiunta alla Patria.
Soltanto dopo la redenzione, questo cospiratore e combattente atesino, a compimento della promessa fatta nelle solenni ore del '15 veniva ricordato nel suo paese con un busto.
Il suo nome viene da queste pagine degnamente additato quale simbolo d'italianità, di amore operoso, di sacrificio, monito ai suoi compatrioti a sprone alle generazioni future.
PIERO PEDROTTI