Rassegna storica del Risorgimento

VERIT? GIOVANNI
anno <1936>   pagina <172>
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Piero Zuma
soffre l'esilio a Londra, e che è uno dei tipici rappresentanti dell'anta' clericalismo romagnolo:
Coerente sempre a me stesso gli scrive don Giovanni sempre fermo nei miei principi, non ho mai disperato né dispererò mai finché avrò vita di poterti riabbracciare, di confondere insieme gli affetti della nostra vicendevole amicizia, per quanto tristi possiuo essere le circostanze, e tali da sfiduciare l'anima più ferma.
Io ho sempre ritenuto per fermo non esservi peccato che offenda l'Ente supremo quanto la sfiducia, la disperazione, peccato riprovevolissimo, peccato che sempre ho ritenuto, e ritengo come sorgente, da cui derivano infiniti mali all'umana schiatta. Siano pur grandi, siano pur [gravi] i nostri falli, la miseri­cordia di Dio è infinita, inesauribile, quindi la speranza del riscatto dagli artigli del Demonio non può mai venir meno, ed una volta emendati gli antichi falli, si ritorna all'amicizia del nostro Salvatore...
Un antico proverbio dice, che accade in un punto quello che non accade in un anno: purtroppo è vero. Per quanto l'uomo si studi di prevedere il futuro, pure il suo occhio non è mai tanto perspicace da prevedere il tutto con chia­rezza... sorge all'impensata qualche circostanza, qualche accidente che rende vani tutti i suoi sforzi, che annulla tutte le sue previsioni e gli fa chiaramente conoscere, che all'onnipotenza di Dio soltanto è concesso Fesattamente prono­sticare il quando. Io ho sempre pensato così... e prima di morire, se il boia non mi allunga il collo prima del tempo, ho ferma fiducia di rivederti sotto il sole natizio l)
Questa è la fede religiosa di don Verità, che egli professa anche agli amici non credenti.
Nel 1881 i giovani del Circolo Mazzini di Modigliana lo eles­sero socio onorario; egli ringraziò, accettando, e dichiarandosi seguace del gran filosofo che promosse la rigenerazione della nostra Patria .
Questa, ed altre simili dichiarazioni, non potevano piacere ai canonici di Modigliana che giudicavano don Verità troppo condi­scendente verso tutti. Ma l'autorità ecclesiastica non trovò mai motivo di richiami in quegli atteggiamenti e in quelle dichiarazioni che avevano un limitato significato politico.
A questo riguardo, ricordo di avere io stesso, ragazzetto, parlato di don Verità con un vecchio prete tuttora ligio, direbbe Guido Gozr zano, al LombardoVeneto e all'Imperatore, ma onesto edintelK-gente. Egli aveva conosciuto don Giovanni intimamente, e non gli
i) Lettera conservata nel Masco del Risorgimento di Bologna ed offertoci cortesemente in esame dal direttore dott. Giovanni Maioli.