Rassegna storica del Risorgimento

VERIT? GIOVANNI
anno <1936>   pagina <174>
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Piero Zarna
Entrando nella casetta, il Priore trovò i confratelli della Masso­neria. Erano nove; ed erano là pronti, giacché quello era il momento in cui don Giovanni doveva recitare la formula che gli avevano preparato.
Difatti don Giovanni veduto il Priore accennò di voler parlare, e lesse a stento, come chi dice una lezione senza coglierne il senso, questa dichiarazione:
Sono nato nella religione di Cristo ed in essa desidero e voglio morire. Ho professato le sue massime, come quelle che furono fonte principale di tanta civiltà.
Credo nella vera religione di Cristo, non in quella che è stata deturpata dal mondo, e dai suoi ministri, che, in causa delle conseguenze derivate dalla loro ambizione, prepotenza e crudeltà, hanno fatto versare tanto sangue al mondo e specialmente alla patria nostra; e Dio non voglia, che per essi si sparga altro sangue e non ne venga estrema mina all'Italia.
Non sarebbe accaduto così se i ministri della Chiesa ed il suo Capo aves­sero ricordato quei detti di Cristo:
Il mio regno non è di questo mondo. Date a Cesare ciò che è di Cesare.
Non posso aggiungere altro perchè mi vengono meno le forze .
H Priore uno dei sacerdoti più. colti della Diocesi si limitò a manifestare la sua dolorosa sorpresa al collega, a consigliarlo dolce­mente di non preoccuparsi di cose simili, e gli formulò in due domande una specie di compendium fidei, a cui don Giovanni rispose ripetu­tamente: Credo, credo!
E così si comunicò, invocando con voce commossa la benedictio Dei.
Appena il Vescovo seppe della formula, richiamò don Traversali: era opportuno, anzi necessario, che don Verità la ritirasse. Ma quando il Priore ritornò, per questo motivo, presso l'infermo ebbe soltanto poche parole significanti che egli non aveva spiegazioni da dare. E cosi moriva cinquanta anni or sono (26 novembre 1885) don Giovanni Verità.
Non perderemo ora tempo ad esaminare il documento che sollevò le legittime opposizioni della Curia. A completamento della cronaca aggiungiamo che su di esso, a conferma della autenticità della firma del povero prete e dei testi a detta firma, apponevano le loro firme