Rassegna storica del Risorgimento

VERIT? GIOVANNI
anno <1936>   pagina <175>
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Pensiero ed azione in don Giovanni Verità 175
altri sei testimoni, quelli di guardia. La Massoneria fabbricava con regolarità notarile un'arma di battaglia, la quale fu poi largamente usata.
È superfluo anche osservare come quel frasario parte del quale infiora il monumento di don Giovanni sia lontanissimo dallo stile del semplice e bonario prete modiglianese.
Constatiamo piuttosto che non v'è nulla di ereticale in quelle proposizioni, e che quel preteso ripudio della Chiesa non è affatto il compendio di un pensiero e di una azione, quale si poteva attendere, in momenti estremi, anche se don Giovanni aveva praticamente distinto nel papato la religione e la politica.
Documento tutt'altro che naturale, in un vecchio sacerdote, poiché la morte è quasi sempre l'ora dei ritorni, e mai l'ora delle apostasie.
Atteggiamento non assunto mai dal modesto patriota, che rifug­giva, quasi selvaticamente, dalle pose, e dal farsi banditore di pro­grammi, o dall'atteggiarsi a maestro.
E poi che cosa aggiungevano quelle parole all'opera di bene che don Giovanni aveva compiuto nascostamente e silenziosamente?
A noi piace piuttosto ricordare qui la risposta che don Verità dava a Numa Campi, quando l'interrogò sui motivi che l'avevano indotto a farsi prete.
Di sacerdozio disse egli mi piacque perchè mi parve il carattere religioso permettesse più che ogni altro di operare il bene. Io non ebbi la voca­zione dell'asceta che veste l'abito talare per isolarsi meglio dal mondo; io lo scelsi invece per meglio circolare. Eppoi io non potevo dimenticare che ero il primogenito della mia famiglia, che i miei genitori erano vecchi e che sarebbe toccato a me di provvedere ai loro bisogni e all'avvenire dei miei piccoli fra­telli. E poiché il sacerdozio mi attraeva e nel tempo stesso mi offriva un mezzo sollecito per soccorrere la mia famiglia, io lo scelsi senza esitare.
Fare il bene: ecco la sintesi del suo pensiero e della sua azione. L'abito non gli impedì di fare anche il bene dell'Italia.
Credeva nei quattro evangeli, e credeva anche che per fare l'Italia ci volessero Garibaldi e Cavour. Nella semplicità dell'animo e nel
I) jSTcIla domanda del Campi e nella risposta di don Verità pare quasi implicita l'allu­sione al fatto die don Giovanni fece gli studi ecclesiastici con la prospettiva di poter poi avere utl canonicato nella Collegiata di Santo Stefano in Modigliona, per un diritto di famiglia. Vedi anche: RJSNATO ZANELM, Don Giovanni Verità Sacerdote novello, in Corriere Padano del 22 agosto 1935.