Rassegna storica del Risorgimento

CHERASCO (ARMISTIZIO)
anno <1936>   pagina <183>
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Intorno air armistizio di Cherasco
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del sindaco, il conte demente Costaforte di Sambuco, le tre chiavi delle porte della piazza.
Tutto lo stato maggiore si stabilisce nel palazzo Salmatoris.
H dì seguente il generale lancia ai suoi soldati il famoso Proclama nel quale, come ben disse il Sorel, Roma stessa risuscita e s'esprime. *)
H sordo fermento che si diffonde a Torino, suscitato dalle false promesse francesi, 2) convince il re che è necessario proporre la pace. Ma Napoleone non vuol concedere che una tregua:3) perciò il mattino del 27 manda Murat con una minuta4) di condizioni, che devono essere accolte senza discussione, nei dintorni di Fossano, dove, con il grosso dell'esercito piemontese, sta il valo­roso barone Alessandro Colli di Vigevano, comandante in capo, pronto per un ultimo disperato tentativo di difesa. Ma troppo duri sono i patti e inaccet­tabili: due plenipotenziari sono pertanto mandati a Cherasco, il tenente gene­rale barone La Tour e il colonnello di stato maggiore marchese Enrico Costa de Beauregard, per mitigare le soverchie pretese. Arrivano ad ora tarda, verso le ventidue, in una carrozza scortata da ussari francesi. La cittadella è tutta immersa nelle tenebre. Anche la casa ove ha preso dimora il grande generale, quasi senza lumi, con pochi soldati sonnecchi anti sulla porta, dà l'aspetto di solitudine e di tristezza. I due ufficiali esprimono il desiderio di essere subito ricevuti da Napoleone: ma egli si fa attendere a lungo... Finalmente compare: accigliato, grave, taciturno. Lascia che espongano le loro ragioni senza quasi mai rispondere; fa comprendere, più con cenni del capo che con la parola, che non sarà fatta nessuna concessione. Essi insistono, pregano, scongiurano... Un'ora dopo la mezzanotte, stanco di ascoltare, indispettito, esclama: Signori, vi prevengo che l'attacco generale è ordinato per le due e che se io non ho la sicurezza che Cuneo mi sarà consegnata prima di stassera, per nessun motivo
*) Nell'opera, magistrale L'Europe et la Revolution francaise, in 8 volumi. Un estratto che riporta la parte per noi più interessati te,-ove vi è tanta dovizia di notizie precise, ha pubbli­cato nel 1933 l'editore Flammarion: Bonaparte en Italie.
2) Penples de l'Italie, l'arniée francaise vicnt rompre vos chalnes: le peuple frantjais est l'ami de tous les peupies; venez uvee confiancc au-devant d'elle: vos propriétés, votre rfili-gion et vos usages seront respeetés! Nous faisons la guerre en ennemis généreux et nous n'en voulons ju'aux tyrans qui vous asscrvissent... . Sono parole del Proclama : come siano state messe in atto fe ben noto agli italiani.
3) Come già molti anni fa osservò il Sorel nell'opera citata, fin da Cherasco Napoleone ha chiara la visione della via che dovrà battere per una politica che giovi essenzialmente alla sua folle ambizione e di ciò che l'Italia poteva essere per lui e per la Francia. Vedi anche le acute osservazioni di Gioachino Volpe (Nuova Antologia, 16 agosto 1933) e di Arrigo Solmi (Rassegna Storica del Risorgimento, 1933, fascicolo I) intorno alle mire di Napoleone durante il celebre biennio 1796-97.
i) La minuta, con la data del 27 aprile, è riportata sotto il numero 252 della citata Cor-respondance.