Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1936>   pagina <190>
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Giovanni Natali
Queste partenze sembrarono al Farini una vera fortuna per il ripristino dell'ordine pubblico; egli fu lieto che rimanesse in Bologna la parte pia discipli­nata del battaglione e si adoperò a vantaggio del Bariletti e dell'alfiere Zanzi che erano stati i principali artefici del felice scioglimento della faccenda. l'
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Ad accelerare il provvedimento che l'Amat e il Farini venivano studiando in forza dei poteri eccezionali del Commissariato non urgevano solo esigenze dì ordine interno, ma anche prudenziali cautele e riguardi verso l'Austria, che alla delegazione pontificia del cardinal Marini andata al campo di Welden a protestare
A. M., Esdra chirurgo maggiore, capitano Cesare Pagani, sottotenente Cesare Masotti, Ignazio Zappi; Vitelleschi Francesco aiutante sottufficiale, sergente maggiore Guglielmo Zanzi, sergenti Gaetano Franchi e Francesco Silvestri. Espongono che il Battaglione degli Studenti in origine ebbe una bandiera con croce rossa in campo bianco fregiata di cravatta pontificia, sulla quale i militi giurarono di difenderla a tutto sangue. Da Roma procedendo pel campo il battaglione raccolse altri studenti pontifici e veneti. A Cornuda aveva 700 teste; Vicenza il maggiore Ceccarini fu nominato comandante, ma non aveva grandi meriti e ne fu fatta protesta al colonnello Gallieno. Nelle fazioni di Vicenza il Ceccarini si acquistò le simpatie dei giovani, non tanto perchè sapesse dirigere, che questa era opera del Barbetti, ma perchè fece la fucilata come un soldato qualun-que. Dopo la capitolazione il Ceccarini si rese indipendente, arruolò individui per farsi un partito, ma gli studenti si sentirono a disagio e molti si ritirarono.
Il 5 settembre intimò agli ufficiali di tenersi pronti a partire per Venezia, dicendo che ciò era in dipendenza di un ordine di Amat, mentre era lui che brigava con gli arruolatori veneti (Montecchi e Fabrizi). Molti fecero opposizione alla partenza, protestando che il battaglione era civica mobile dipendente dal governo e in caso di ripresa della guerra doveva combattere per il proprio Stato. Il capitano Pagani fu mandato dal cardinale Amat e risultò che questi non aveva dato alcun ordine di partenza. La mattina del 6 Ceccarini passò la rivista al battaglione e ordinò l'appello per la partenza alle ore 12. Chi non vuole partire viene eliminato dall'appello. Grande incertezza, lusinghe ai riluttanti. Alla mezzanotte del 7 segui l'appello e la partenza con l'impegno di recarsi a Venezia. Aderirono gli studenti veneti e i nuovi arruolati, ma il resto da 120 a 130 sudditi pontifici si distaccarono e vollero tenere il loro vessillo. Su questa pretesa nella notte sul 7 nacque una forte scissura fra i militi e fu assai molestato l'alfiere, sergente maggiore Zanzi. Ma questi riuscì a trafugare la bandiera e a tenerla nascosta. 11 giorno dopo il maggiore Ceccarini denunziò il fatto al cardinale Amat pretendendo la consegna del vessillo. L'Amat, con la consueta pru­denza, rimise la decisione al Ministro delle Armi, che il 9 ottobre rimandò la cosa al giudizio del* l'Amat. In un articolo inserito nella Unità n. 54 del 12 settembre i dissidenti esposero l'avviso che i militi partiti col Ceccarini non costituivano più il battaglione Universitario Romano, rappre­sentato invece legalmente dagli studenti rimasti in Bologna secondo la prima organizzazione del corpo, e si attribuirono il diritto di conservare gelosamente hi loro bandiera. La schiera rimasta col Barbetti andò sciolta con tutti gli altri corpi/ranchi ai primi di ottobre, e la bandiera, per desiderio degli studenti e col permesso del cardinale Amat fu portata in Roma e depositata in quella Università da una deputazione composta del tenente Luigi Davotti di Ancona, del sottotenente Antonio Bianchi di Recanati, dal sergente Antonio Piccirilli di Roma e dal caporale Vittorio I.eziee pure di Roma*
Vedi: F. ZAMBONI, Bicordi del Battaglione Universitario Romano. (1848-49). Trieste, 1926; G. NATAMI, Il Battaglione Universitario Bolognese e la sua Compagnia Mobile nel 1848-49 in Archi' ginnasio, A. XXVII, fase. 1-3, 1932-X.
1) FARINI, Epistolario, H, 561.