Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1936>   pagina <213>
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Corpi franchi del Quarantotto 213
sarà l'ingresse. Le perdile sino ad ora sono maggiori d'assai le sue: il terreno è coperto di morti, che sono nella maggior parte insepolti, perchè nel In linea fra i posti avanzati* che fanno fuoco a ehi s'azzarda sia per spogliarli sia per sepelirli, e il eontraato della preda fa si che restano io al sole mandando un puzzo terribile; vedremo chi si stancherà per primo, o se su quei cadaveri altri ne cadranno. Le truppe sono piene di spirito, il popolo maggiormente, sicché- le cose non andranno malissimo. Per prender Homa non bastano poche migliaia di nomini e se bastassero, non molti entrano. Il Reggimento Unione non ha guardato che le mura, non ha avuto parte attiva, conta però anch'esso marti ì e feriti 7. Addio Gaetano, salutami tutti anche per parte di Clotilde e Bettina, che quel generale sta sempre al canocchiale e vede i più giusti dettagli della znffa che ormai nou le fanno che il senso di una commedia e il cannone quello di una catubba. Amatemi, scrivetemi e credetemi
Roma, li 8 giugno 1849. vostro fratello off.0
T. ROBSÌ.
Il reggimento dell'Unione dunque, nei primi giorni dell'assedio, non aveva avuto che un compito secondario nella difesa delle mura e apprestamento dei fossati e dei terrapieni, ma la giornata gloriosa venne anche per esso e fu il 12 giugno, dopo il fallimento della sortita notturna ideata da Mazzini e predi­sposta da Pisacane. x)
H mattino del 12 sull'alba, il maggiore Pietro patrizzi, da un sol giorno comandante del 2 battaglione dell'Unione, doveva condurre fuori Porta San Pancrazio a lavorare in un terrapieno di difesa circa 700 uomini. Il lavoro era già iniziato, quando questi furono improvvisamente fatti segno al fuoco di reparti del genio e di due compagnie di linea francesi e se li videro cosi vicini che non poterono disimpegnarsi senza combattere. Lo stesso Panizzi diede l'allarme, e i suoi militi, lasciati gli utensili di lavoro, afferrarono i fucili, ma non avendo munizioni bastevoli a sostenere il fuoco dei nemici, li attaccarono risolutamente alla baionetta, ma controattaccati e intensamente battuti di fronte e di,fìanco, dovettero arrestarsi e ritirarsi con gravissime perdite. Il maggiore Panizzi cadde alla testa dei suoi colpito da tre palle nel petto; alcuni militi fra il gran­dinare dei proiettili tentarono, credendolo ferito, di trarlo a salvamento, ma di 15 che si avventurarono, 6 soltanto tornarono illesi; ed erano amici o compagni di lunga data del comandante veterano delle campagne di Spagna e d'Algeria che si era iscritto nel reggimento Unione con molti commilitoni a lui devoti2)
Altre perdite dolorosissime subì il battaglione in quel giorno: il capitano Giovanni Fanti fu gravemente ferito a un braccio, ne sopportò l'amputazione, ma poi dovette soccombere alla febbre infettiva; il tenente Giordani mori eroi­camente sul campo e feriti mortalmente caddero i capitani Alessandro Melloni e
i) A. ROMANO, Carlo Pisacane e la Repubblica Romana in Rassegna storica del Risorgimento, a. XXI (J934-XII), faac. III. p. 512.
2) C. CESARI, La difesa di Roma nel 1849* Vallanti, 1913; p. 84-85. F. TORRE, Memorie storiche sull'intervento francese in Roma nel 1849, Torino, 1851, voi. II, p, 204.