Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO ; LANZA DI SCORDIA PIETRO ; CHIARANDA FRIDDA
anno <1936>   pagina <233>
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LETTERE INEDITE DEL PADRE GIOACCHINO VENTURA AL BARONE FRIDDANI ED AL PRINCIPE DI SCORDIA
Se la nuova Era, inaugurata con l'ascensione al trono pontificio del cardi­nale Mastai Ferretti, pose politicamente in prima linea la figura del Padre Gioac­chino Ventura, la rivoluzione siciliana, scoppiata nel gennaio del 1848, gli offri l'occasione di svolgere un'azione politica, inspirata sempre agli atessi principi di liberalismo cattolico, ma a favore e in difesa dell'isola, che gli aveva dato i natali. Nel febbraio del 1848, ad esatta distanza di un mese dallo scoppio della rivoluzione, il Padre Ventura col nobile proposito di perorare la causa della rivoluzione siciliana, pubblicava un primo opuscolo dal titolo: La questione della Sicilia nel 1848 sciolta nel vero interesse della Sicilia, di Napoli e dell'Italia.l) Dedicato a Ruggero Settimo dei Principi di Fitalia, Presidente del Comitato gene­rale di governo in Palermo, questo scritto procacciò al Ventura le simpatie del nuovo Governo, che alla fine di marzo, in considerazione certamente della posizione acquistata dal Teatino in Roma e dell'ascendente, di cui egli godeva sull'animo di Pio IX, nominava il Ventura ministro plenipotenziario e commis­sario straordinario della Sicilia alla corte di Roma. Questa nomina segna pel Ventura l'inizio di tutta una fervida ed operosa azione diplomatica, rivolta a conciliare alla Sicilia le simpatie degli Stati italiani e delle potenze estere, col porre nella sua vera e giusta luce il movimento siciliano nei suoi scopi e nelle sue aspirazioni. *' Se il Ventura come diplomatico non sia stato all'altezza della missione affidatagli, come giudicarono il Torrearsa,3) il Pisani, il La Farina, è questa ima questione che vogliamo lasciare indecisa; quel che non si può contestare è che il Ventura servì il suo paese con zelo e con passione, e la causa della Sicilia difese in più Memorie con efficace eloquenza. *)
n Si pubblicò la prima volta a Roma, ed. F. Cairo, tip. G. B. Zampi, 16, p. SI. Nello stesso anno 1848 si ebbe una edizione palermitana, pei tipi di Lorenzo Dato.
2) V. A. RASTOBUX, Le Pére Ventura, Paris, 1906, p. 53 e ss.; E. Di CARIO, Gli opu­scoli politici del P. G. Ventura nella rivoluzione del '48 (dagli Atti della R. Accademia Peloritana, voi. XXXIV-1931) Messina, 1931, p. 228 e ss.
3) Nella sua opera: Bicordi su la rivoluzione siciliana degli anni 1848 e 1849. Palermo 1887, a p. 502, scrive il Torrearsa: il P. Ventura ed il Gemelli furono due diplomatici molto novizi, e fri fortuna cbe rimanessero presso Governi cbe tennero parte secondaria negli avve­nimenti italiani. Le loro informazioni e i loro suggerimenti, anziché aiutarci, ci obbligavano ad un fastidioso stadio di controllo per scorgere il vero tra quanto essi asserivano e quanto ci perveniva da altre fonti, e ci avvertiva il nostro giudizio . Vedi: L. NATOLI, Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-60. Cattedra italiana di pubblicità editrice in Tre­viso, p. 80).
4) Scrive Avarna di Gualtieri; Nei riguardi della Sicilia (il Ventura) sostenne coraggio­samente la eansa della rivoluzione, valendosi della influenza acquistata nei circoli ufficiali
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