Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO ; LANZA DI SCORDIA PIETRO ; CHIARANDA FRIDDA
anno <1936>   pagina <236>
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Eugenio Di Cario
.Simili tratti non han nulla da sorprendere per parte dell'Inghilterra, ma per parte della Francia, popolo generoso* ohe ha conservata la fede ed il sentimento dell'onore; ma per parte dell'Illustre signor Cavaignac tanto onest'uomo quanto prode militare, e del sig. Bastide, *) modello di tutte le virtù cittadine e della lealtà di un vero uomo di Stato, io non comprendo come siasi potuto abbandonare alla ferocia di un tiranno un paese, reo di nuli* altro, che di aver voluto rivendicare la sua libertà, e la sua indipendenza.
La condotta dell'Ammiraglio Baudin, che saputo appena degli orrori commessi da' Napo­litani in Messina, prese sulla sua responsabilità di arrestarne il corso, è superiore ad ogni elogio , ed onora in pari tempo il carattere di questo illustre marino, e della Francia che lo ha mandato.
Non cosi però è stato de' comandanti subalterni la squadra francese in Messina. Legit­timisti essi o Filippisti, hanno applaudito il feroce trionfo delle armi napoletane in Messina ottenuto non col valore, ma collo incendio. È vero, che hanno prestato asilo a quanti fuggendo la città in mina accorsero alle navi della Repubblica, ma è un fatto, che richiesti ad aiutare la città, a spegnervi gl'incendi, vi si negarono. È un fatto, che dopo la presa di Messina sonosi riuniti alla Locanda della Vittoria a festeggiarvi il Generale napoletano in un lieto convito, e ciò in mezzo alle rovine fumanti della città incendiata ma non vinta, mentre che le strade erano ancora ricoperte di cadaveri, e rossegianti di sangue.
E un fatto, ripetuto anche dai giornali di Parigi, che questi Signori Comandanti sono nei termini della più. cordiale amicizia col gle della spedizione napolitana, che fanno, e rice­vono continui inviti di feste, e di pranzi, insultando alle disgrazie de' vinti; ed è in questo modo, ch'essi compiono l'incarico di mediatori. È finalmente un fatto, che essi sono gli autori di tutte le relazioni bugiarde, pubblicate ne' giornali del Mezzogiorno della Francia, nelle quali i vili e feroci Croati d'Italia sono rappresentati come Eroi, e non vi è titolo di disonore, e d'infamia, che si risparmi ai prodi Siciliani.
Lascio pertanto considerare all' . V. il disonore, che tutto ciò attira sul Governo della Repubblica, e come si va sempre cosi più demolendo all' Estero l'influenza francese, che io come Ventura e come cattolico vorrei veder trionfare sopra l'Inglese.
Per tanto gradirei moltissimo, che Ella desse comunicazione confidenziale della presente a cotesto Sig. Ministro di Affari Esteri, di cui se non ho l'onore di conoscere la persona, ho imparato dalla fama ad apprezzare i principi e le virtù: degno consorte della gran Donna, Madama Bastide, la Madre degli infelici Prigionieri, e l'Angelo del conforto dei poveri, e degli sventurati.
Come mai non s'intende in Francia, che nelle circostanze di che si tratta, il Governo francese è giocato dall' Inghilterra, e che dalla perfida combinazione con cui si pretende di pacificare la Sicilia, tutto il vantaggio sarà per 1* Inghilterra, la umiliazione per la Sicilia, e il disonore per la Francia ?
Non si può mai insistere abbastanza presso cotesto Governo, perchè si penetri, e intenda veramente le disposizioni del nostro popolo. 100 mila uomini, che in Messina invitati a sottomet­tersi al dominio napolitano colla promessa, che la loro città sarebbe stata creata capitale del­l'isola, e colla minaccia di essere incendiati nel caso della negativa, rispondono unanimemente o indipendenza o morte; 100 mila uomini, che vedono rapirsi le loro proprietà, bruciarsi le loro case, e che emigrando per le campagne preferiscono l'esilio volontario, la ruina della loro Patria, la fame e la morte alla dominazione del re di Napoli, sono la prova più evidente dell'odio im­menso, che regna in Sicilia contro il Tiranno d'oltre mare, e della impossibilità, onde l'abbor-rita razza borbonica regni pacificamente in Sicilia.
I sentimenti di Messina sono anche più vivaci nel resto dell'isola, e particolarmente in Palermo. Questa città e tutta minata al disotto, se mai i Regi arrivassero a penetrarvi si e
t) G. Bastide, Ministro degli Affari Esteri nel 1848.