Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO ; LANZA DI SCORDIA PIETRO ; CHIARANDA FRIDDA
anno <1936>   pagina <240>
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240 Eugeni Di Carlo
IV. ) Eccellenza
Mi è stato assicurato che estate un fondo nazionale per li bisogni dell'emigrazione BICIIIH , e che V. E. ne è uno degli amministratori. Io, in qualità di emigrato non ho un preciso bisogno di soccorso, giacché la mia povera e desolata famiglia, a costo de* più grandi sacrifici, mi manda ciò che mi é strettamente necessario per vivere, non senza essere obbligato a dèlie privazioni cui non ero stato mai avvezzo. Ma però ho bisogno che mi si paghi l'ammontare del conto, che ho l'onore di ani consegnarle, di spese effettive, fatte solo nella mia qualità di Commissario di Sicilia, e di cui son debitore a diverse persone, che mi flagellano con lettere risentite, per essere pagate. In Roma ho perduta la pensione che mi pagava il Governo. La mia famiglia ha perduto il soldo di papà di onze 800, e dopo i dissesti e i guasti che ha avuto mio fratello ne* suoi beni presso Montalbano, le è impossibile il venire in mio soccorso con una somma di circa oz 400. Mi rivolgo dunque alla conosciuta giustizia dell'E. V. affinchè abbia la bontà di indicarmi dove ed a chi devo rivolgermi per avere il suddetto saldo, che le mie circostanze mi fanno una trista necessità di reclamare. Persone degne di fede mi assicurano che in Marsiglia sono state investite vistosissime somme da alcuni emigrati di Sicilia, né perciò io li biasimo; e molto meno biasimo il Governo di aver diviso tra molti di loro delle somme affine di poter menare una vita men dura nell'esilio. Nulla avvi di più giusto quanto che uomini di sommo merito che avevano tutto esposto e sacrificato per la patria, avessero un ultimo soccorso a spese della patria medesima. Ma per noi che eravamo fuori nessuno ci ha pensato. Eppure potevamo tro­varci, come ci troviamo di fatti, in circostanze ugualmente critiche che tatti gli altri. Pure non si domanda soccorso, ma il saldo di un conto di spese fatte a nome e sotto la garenzia del passato Governo. Nulla dunque di più giusto quanto che sovra i fondi dello stesso Governo ei paghi il suddetto debito. Dal Sig. La Musa 2) mi è stata trasmessa una lagnanza di V. E. che alle sue lettere io non avea risposto. Io non so di quali lettere Y. E. abbia voluto parlare. Le sue ultime, ricevute in Aprile per mezzo di Agnetta,3) furono da me subito riscontrate, tanto quelle di ufficio, quanto quelle confidenziali. Nella stessa occasione io le rimetteva il mio conto; e la cambiale degli scudi 480 di cui si fa parola nel conto medesimo. Ma dall'essere stata rifiutata la cambiale e dal non essersi venuta ragione alcuna del conto, capisco che V. E. non ebbe né il conto né i riscontri. Da Civitavecchia le ho scritto una lunga lettera a Marsiglia dove mi s'era fatto credere che V. E, si trovasse; e questa lettera la ho mandata per mezzo del sig. Arata Console Russo in Civitavecchia raccomandata al Console della stessa potenza in Marsiglia. Ma nemmeno di questa lettera ho avuto riscontro. Altre sue lettere poi da Aprile in poi non ne ho mai avute. Non comprendo dunque come possa essere incolpato di non averle risposto.
1) p{ei primi di maggio 1849 il P. Ventura, di fronte alla situazione creatasi in Roma per lo sbarco a Civitavecchia delle truppe francesi inviate contro la repubblica romana, si era ritirato in questa città; donde poi in luglio partiva alla volta della Francia. Sbarcato amma­lato a Marsiglia, dopo un breve soggiorno, si recò a Montpellier, dove rimase fino al luglio del 1851, essendosi in detto mese trasferito a Parigi.
2) (j.. La Masa, patriota siciliano, partecipò in Sicilia alla Rivoluzione del '48. Fu nel 1680 con Garibaldi in Sicilia. Mori, nel 1881 (v. R. COBSELLI, Garibaldi e La Masa nella liberazione della SicUia nel 1860. Palermo, 1920; COPPOLA, La vita di G. La Masa, Palermo, 1919).
3) Carmelo Agnetta, di parenti siciliani, nato a Caserta nel 1823, morto nel 1889. Dopo i moti del settembre 1847 di Messina si rifugiò in Inghilterra, donde tornò in Sicilia, appena scoppiata la rivoluzione nel 1848. Fu dal governo rivoluzionario mandato a Londra con gli altri Com-
issari, poi a Parigi Tornò a Palermo coU'Amari, quando oramai ogni speranza era perduta riprese la via dell'esilio. Tornò in Sicilia nel 1860 con la seconda spedizione. Mori da Prefetto
missan
e riprese
di Massa Carrara.