Rassegna storica del Risorgimento
MUSEI ; SPIELBERG
anno
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1936
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pagina
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243
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U 'Museo dei patrioti italiani allo Spielberg 243
Alla convenzione tra i due Governi, seguì nel gennaio 1932-X una convenzione tra il R, Ministero degli Affari Esteri e la Società Nazionale Dante Alighieri per riconoscere alla Dante Alighieri , naturale rappresentante dei sottoscrittori, la proprietà del Museo, affidandone alla Dante stessa la conservazione e l'amministrazione.
H R. Governo ed il Governo cecoslovacco hanno di poi preso atto, agli effetti della convenzione stipulata, della nomina a Conservatore del Museo del dott. Aldo Zamboni, Presidente del Comitato della Dante Alighieri nella città di Bruna, alle cui amorose e sapienti cure si devono la raccolta e l'ordinamento del materiale oggi adunato nel Museo.
La convenzione tra i due Governi ha certamente un7 importanza intrinseca notevolissima; ma ne ha una ancora maggiore per gli sviluppi avvenire. Da una parte, il Museo, istituzione ufficialmente riconosciuta, esercita la sua naturale attrazione per offerte individuali di documenti e di oggetti riguardanti i prigionieri politici italiani dello Spielberg; dall'altra, vi sono grandi possibilità di acquisire al Museo documenti e materiale che ancóra si trovano in possesso degli Archivi exaustriaci, divenuti oggi cecoslovacchi.
Ma la maggiore soddisfazione della Società Nazionale Dante Alighieri sta nel fatto morale di aver potuto realizzare una considerevole raccolta di quanto concerne i prigionieri politici italiani dello Spielberg, precisamente nell'ambito della fortezza dove essi furono rinchiusi, nelle stesse celle dove essi patirono, quali precursori della redenzione italiana.
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Il materiale di cui si compone il Museo dei Patrioti Italiani allo Spielberg si può dividere nelle seguenti categorie: a) cimeli; b) materiale iconografico; e) documenti; d) materiale bibliografico.
Fra i cimeli che in verità non sono molti, né molto cospicui rammenteremo alcuni oggetti appartenuti a Silvio Pellico e da lui lasciati in ricordo al dott. Linhart alla sua partenza dallo Spielberg. Dal dott. Linhart essi pervennero, di eredità in eredità, al padre Maurus Kinter del monastero di Raihrad presso Bruna, che li cedette al Museo. Consistono in un cofanetto rivestito di cuoio, due cuscinetti punta spilli, e una borsetta ricamata a mano.
Altri cimeli provengono invece dagli Archivi di Stato, che ne devono tuttora conservare un certo numero, dato che taluni vi sono stati rinvenuti anche recentemente e depositati subito al Museo: vediamo tra essi una scatola di cartone fabbricata in carcere dal Fortini; uno scapolare di seta; un agoraio metallico; diverse cannucce appuntite preparate dai prigionieri che se ne servivano come penne; una spugnetta da calamaio, ancora nera di inchiostro; due candelieri; una lampada ingegnosamente fabbricata in cella con una scatola